MINORI. Affidamento condiviso, una legge solo sulla carta?

"Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale". Con questo enunciato la Legge 54 del 2006 ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico il principio di bigenitorialità. Un principio, secondo molti, rimasto sulla carta a totale danno di figli. Proprio lo scorso 2 novembre si è svolto a Roma il convegno "Affidamento Condiviso tra normativa attuale e prospettive di riforma" a cura dal Centro Nazionale Studi e Ricerche sul diritto della famiglia e dei minori.

"Molto spesso, separazioni e divorzi, creano disagi ai minori che vengono sottratti ad uno dei due genitori. Tutto questo avviene, a causa di sentenze giudiziarie approssimative che tentano di risolvere i conflitti familiari escludendo i diritti dei genitori. Possiamo affermare con certezza che oggi la legge sull’affidamento condiviso risulta molto spesso inapplicata. In molti casi sono gli stessi familiari coinvolti a creare ulteriori difficoltà fornendo false denunce di abusi e maltrattamenti" Questa la denuncia chiara e diretta di Ludovico Todini, Consigliere dell’Assemblea Capitolini in apertura del convegno.

Cerchiamo di capire meglio cosa accade in concreto. Come ci ha spiegato l’avvocato Matteo Santini, Presidente del Centro Nazionale Studi e Ricerche sul diritto della famiglia e dei minori. "Esiste un problema di parziale disapplicazione della norma. L’ostacolo principale è di tipo culturale. L’Italia ha vissuto molti anni sotto la vigenza di una legge basata sull’affido esclusivo e che vedeva l’affidamento condiviso come una eccezione. E’ necessario anche considerare un periodo di adattamento alla norma che può prevedere anche alcuni anni. Aver affermato il principio di bi genitorialità è stato un grande passo in avanti nell’ambito del diritto di famiglia. Adesso è importante garantirne l’effettività. Ad esempio, il Tribunale di Roma, in assenza di un accordo tra le parti, predispone che il genitore non collacatario veda i figli due pomeriggi a settimana e due fine settimana al mese. Un periodo di tempo a mio parere troppo limitato per garantire la costruzione di un vero rapporto genitore-figlio. Questo non significa che il bambino debba essere ‘diviso’ equamente tra le parti, ma da qui a vedere il proprio figlio pochi giorni al mese la strada è lunga".

In molti casi sono gli stessi familiari coinvolti a creare ulteriori difficoltà fornendo false denunce di abusi e maltrattamenti. Non solo. Secondo Todini"in tanti casi assistiamo al comportamento poco corretto degli assistenti sociali, che producono relazioni, spesso contestate, perché orientate in modo partigiano. Per risolvere tale situazione sarebbe utile videoregistrare gli incontri che avvengono tra gli assistenti sociali e le parti in causa." Avvocato Santini, cosa ne pensa di questa proposta?

"Il disegno di legge di modifica parla proprio della registrazione delle audizioni del minore effettuate dal giudice. Non si parla esplicitamente della registrazione degli incontri tra famiglie e assistenti sociale. E’ un interessante però valutare la possibilità di avere una prova di ciò che avviene in questi incontri il giudizio sarà maggiormente rispettato nel contraddittorio perché si fornisce alle parti la possibilità di poter replicare nei confronti dell’operato tecnico degli assistenti sociali".

Non mancano infatti le critiche da parte di chi considera più un danno che un vantaggio l’applicazione dell’affido condiviso. Si parla, ad esempio, di doppia residenza…

"La legge attuale non prevede la doppia residenza e neanche il doppio domicilio. Quest’ultima figura è invece contenuta del progetto di riforma (il ddl 957). Il domicilio non ha niente a che fare con i riferimenti anagrafici (pensiamo alla Asl di competenza o alla scuola) ma fa riferimento al luogo dove la parte ha stabilito la sede principale dei propri interessi e affetti. E’ ovvio che il figlio di separati ne debba avere due, perché deve sentirsi a casa propria sia dal padre che dalla madre".

In generale quali sono le linee principali di riforma previste dal ddl 957?

"Innanzitutto il provvedimento in esame si pone come obiettivo quello di garantire effettivamente il principio di bigenitorialità e non lasciarlo su carta come spesso avviene. In particolare, la riforma prevede una equilibrata suddivisione dei tempi di permanenza tra i genitori, l’eliminazione della figura del genitore collacatorio (figura di elaborazione giurisprudenziale e mai prevista dalla Legge 54 del 2006) e il mantenimento diretto. In questo ultimo caso entrambi i genitori contribuiscono, proporzionalmente alle loro possibilità economiche, alle spese dei figli. Si evita, pertanto, un contributo al genitore presso cui risiede il figlio. Spesso molte discordie derivano proprio da un atteggiamento riluttante di una delle parti a dare dei soldi nei tasche dell’ex- coniuge.
Altre novità riguardano il ricorso obbligatorio alla informativa sulla mediazione familiare prima di avviare il processo e la possibilità delle parti di ricorrere contro tutti i provvedimenti emessi dal giudice istruttore, non verso quest’ultimo ma verso il Tribunale in composizione collegiale. Una norma che vede la sua ratio nella consuetudine del giudice istruttore ha smentirsi difficilmente nel corso del processo".

A cura di Silvia Biasotto

 

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