MINORI. Bullismo: solo il 32,5% dei giovani reagisce. Denuncia di CODICI

Il fenomeno del bullismo è in crescita, ma non sempre viene denunciato. Anzi nella maggior parte dei casi le vittime restano in silenzio. Lo rende noto l’osservatorio CODICI, che ha recentemente condotto uno studio nella regione Lazio, dove si registrano dati in preoccupante aumento. Secondo l’indagine a livello nazionale, soltanto il 32,5% reagisce al sopruso. I risultati sono stati elaborati in base alle telefonate giunte allo sportello per le vittime del Bullismo, attivato a gennaio 2007 dall’associazione.

Dall’inizio dell’anno gli sportelli del CODICI hanno ricevuto una media di 10 chiamate al giorno, il 75 % delle quali da parte di familiari e educatori, e solo il 15% dagli studenti. "Dai nostri contatti – afferma CODICI – emerge che ad essere coinvolti in atti di bullismo sono specialmente gli alunni delle scuole secondarie e superiori, in particolare gli Istituti Tecnici e Professionali, ma non mancano anche segnalazioni da parte dei licei. Inoltre, l’elemento preoccupante è che gli atti di violenza raggiungono spesso una dimensione tale da essere penalmente perseguibili, mentre la matrice di tali atteggiamenti sembra essere, in primis, quella della non accettazione della diversità ( sessuale, handicap, colore della pelle)".

Prendendo ad esempio alcune alcune città campione, questi sono alcuni dei dati emersi dallo studio. A Pescara CODICI ha constatato 8 casi du bullismo, di cui uno ha portato all’istituzione di un processo penale, 5 sono seguiti dallo psicologo e 2 dallo sportello con delle azioni stragiudiziali. I soggetti artefici delle azioni sono ragazzi tra i 13 e i 15 anni ed i casi riguardano soprattutto denunce di tentato stupro, minacce, insulti, atti violenti. "A Milano, al momento, – prosegue l’associazione – stiamo seguendo un solo caso riguardante un ragazzo di 15 anni, vittima di insulti e prevaricazioni da parte dei compagni di classe". Per l’indagine nel Lazio, CODICI ha anche diffuso dei questionari ai ragazzi di tre scuole del Viterbese. Questi i risultati del test: circa il 58% dei ragazzi del campione ha dichiarato che inteverrebbe in caso di atti di bullismo con azioni di difesa e conforto morale, mentre il 41,5% dei ragazzi denuncerebbe l’atto di violenza a genitori/ educatori e forze dell’ordine. Alla domanda "come reagisci di fronte al bullo?" il 67,5 % ignorerebbe il bullo e solo il 32,5 del campione reagirebbe.

L’emergenza è dunque reale, come testimoniato anche dalle circa 120 telefonate al giorno ricevute dal Numero Verde per la prevenzione e la lotta al bullismo attivato dal Ministero della Pubblica Istruzione. "Nel 37,5% dei casi – conclude CODICI – sono i familiari a telefonare, seguiti da insegnanti, 31,4%, studenti 23,2%, altro personale scolastico 7,9%. La durata media delle chiamate è di circa 20 minuti e il contenuto, nel 42,10% dei casi racconta di prepotenze, nel 12,30% di violenza. Le vittime sono ragazzi o ragazze che vengono percepiti come vulnerabili e diversi per caratteristiche di tipo psicologico, psicofisiche, psicopatologiche, etniche, sociali. La paura della denuncia resta tuttavia uno degli elementi che condiziona i giovani e rende il fenomeno del bullismo tutt’ora sommerso".

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