MINORI. CNU: necessarie sanzioni per chi vende ai minori videogiochi rivolti a un pubblico adulto

Il Consiglio Nazionale Utenti, in relazione al grave problema dei videogiochi, rileva: "Essi non sono oggi più da considerare prodotti "per bambini" destinati esclusivamente ai minori, ma una forma di espressione artistica con investimenti, a livello mondiale, pari o superiori a quelli di molte produzioni cinematografiche.Se gli adulti possono certamente fruire di videogiochi anche dal contenuto violento o riservato esclusivamente a un pubblico maggiorenne, i minori, al contrario, vanno attentamente tutelati e protetti."

L’attuale codice di autoregolamentazione PEGI (Pan European Game Information) si rivela sottolinea il CNU – purtroppo insufficiente, soprattutto perché non prevede sanzioni effettive e realmente dissuasive a carico dei produttori che, per esempio, mettono in commercio videogiochi con l’indicazione di fasce di età non corrispondenti al vero.

"Il ritiro del gioco dal mercato," denuncia Luca Borgomeo, presidente del CNU, "non rappresenta infatti una sanzione, ma solo una misura minima e indispensabile per evitare la reiterazione dell’illecito. Tale ritiro non può però certo risarcire il danno causato alla collettività e ai minori dalla vendita agli stessi di prodotti riservati a un pubblico adulto."
La normativa attuale non prevede inoltre alcuna sanzione per i commercianti che vendano ai minori videogiochi rivolti a un pubblico adulto, rendendo spesso tale "indicazione" un’attrattiva ulteriore per i minori stessi.

Il Comitato sottolinea inoltre un altro fenomeno nuovo che viene dagli Usa e ancora mai adeguatamente studiato: i MMORPG, i Massively Multiplayer Online Role Playing Games, giochi in cui è possibile crearsi una vita alternativa virtuale, in mondi fantastici, dove migliaia di minori e di adulti vivono quotidianamente per intere porzioni della giornata, con dirompenti effetti sulla loro crescita sia morale che fisica (per le lunghe ore passate davanti ai computer e console).
Vi è poi da considerare la diffusione dei cosiddetti "demo", versioni dimostrative dei giochi, anche rivolti a un pubblico adulto, che vengono distribuiti in allegato, senza alcun tipo di controllo, nelle riviste specializzate rivolte ai minori.

Il CNU ribadisce pertanto la necessità di:

1) Prevedere, anche in coesistenza con il sistema PEGI, sanzioni efficaci, che abbiano un effetto realmente dissuasivo per i produttori e che indichino, con l’autocertificazione oggi prevista, fasce di età non corrispondenti al vero.
2) Sanzioni efficaci per i commercianti,che vendono ai minori videogiochi riservati agli adulti
3) Obblighi per i commercianti e per le edicole di conservare i videogiochi non adatti ai minori in scaffali separati, e non accessibili ai minori
4) Divieto per le riviste di videogiochi rivolte anche ai minori di inserire "demo" di videogiochi non adatti ai minori.
5) Promozione e organizzazione di campagne informative (sull’esempio delle campagne contro la violazione del diritto d’autore) rivolte ai minori ma anche ai genitori, su un utilizzo consapevole dei videogiochi e sui pericoli connessi.

 

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