MINORI. Caso “Manhunt 2”, la posizione dell’Associazione Editori Software Videoludico

Anche l’Aesvi – Associazione Editori Software Videoludico Italiana – ha voluto dire la sua sul caso del videogioco "Manhunt2" bloccato ieri dal Ministro Gentiloni. "Rispettiamo – sostiene l’Associazione – le preoccupazioni espresse in questi giorni da più parti nel nostro paese in merito al possibile lancio sul mercato italiano del videogioco Manhunt 2, di cui è stata bloccata la distribuzione in Gran Bretagna e in Irlanda." Tuttavia l’Aesi ricorda che "l’industria videoludica, e’ sempre più differenziata per soddisfare un pubblico molto ampio, giovane e meno giovane, maschile e femminile. Per questo i videogiochi immessi nel mercato italiano sono classificati secondo il sistema di classificazione europeo PEGI, con un 95% dei titoli adatti anche ai minori. Il PEGI non è uno strumento di censura, ma un sistema di classificazione che fornisce raccomandazioni sull’età consigliata e sul contenuto del videogioco con l’obiettivo di supportare scelte di acquisto
consapevoli.

"La nostra industria – continua l’Associazione – ritiene che il videogioco sia un’opera creativa che, in quanto tale, debba godere dei diritti costituzionalmente garantiti di libertà di espressione come per altre forme di intrattenimento. Allo stesso tempo, è determinata più che mai a garantire e promuovere il rispetto della dignità umana con il medesimo senso di responsabilità dimostrato nella protezione dei minori. Proprio al fine di approfondire il dibattito in corso, la prossima settimana si terrà a Bruxelles una riunione del PEGI Advisory Board (PAB), l’organo che riunisce i rappresentanti dei Governi degli Stati Membri dell’Unione Europea e che è deputato all’elaborazione di eventuali nuove proposte per adattare il sistema PEGI alle evoluzioni più ampie del mercato e della società."

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