MINORI. Coordinamento comunità accoglienza: “Affido non è soluzione per tutti”

La scadenza di fine 2006 per la chiusura degli istituti per minori deve essere rispettata, e allo stesso tempo non si può considerare l’affido familiare come unica soluzione per i bambini e i ragazzi che hanno vissuto in queste strutture. E’ la denuncia del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), che in una lettera chiede ai ministro Paolo Ferrero e Rosy Bindi di istituire un Tavolo di confronto.

Proprio nel giorno in cui il ministro della solidarietà sociale incontra gli assessori regionali per discutere anche di chiusura degli orfanotrofi, la Federazione, impegnata da anni nell’accoglienza di minori allontanati dalle loro famiglie, esprime nella lettera "sgomento" per l’ipotesi di prorogare la chiusura degli istituti. Inoltre, il Cnca esprime forti dubbi sull’eventualità di considerare l’affido non come un prezioso strumento accanto ad altri, ma come l’unica alternativa valida alle vecchie strutture.

"La nostra esperienza – scrivono – ci dice che non sempre esiste una famiglia disponibile e capace di accogliere i ragazzini che arrivano nelle nostre comunità e non sempre l’affido familiare è uno strumento adatto ad accogliere alcuni minori (gli adolescenti, i minori stranieri, ragazzi con forti disturbi psicologici, ragazzi che provengono dal carcere). Riteniamo che l’enfasi costruita ad arte attorno alla legge 149 in tema di affido familiare non tenga realmente conto della realtà in cui viviamo: questi minori sono quelli che forse più di tutti rischiano di rimanere in Istituto".

La Federazione invita poi il Governo a "sostenere anche a livello economico questo delicato passaggio e che venga destinato nella nuova Finanziaria un budget specifico per affrontare questa emergenza, a partire dal rifinanziamento della legge 285". Infine, il Cnca propone ai due ministri di istituire un Tavolo di confronto tra i Ministeri competenti, le Regioni e le principali organizzazioni della società civile impegnate in questo ambito, "cercando di attuare insieme, senza pre-giudizi, delle prassi operative che davvero garantiscano a questi bambini e bambine dei luoghi di vita adeguati".

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