MINORI. Dispersione scolastica, alla ricerca dei perchè. Indagine Fondazione Brodolini

Disaffezione, disinteresse, demotivazione, noia, disturbi comportamentali : tutte manifestazioni che si basano spesso su difficoltà d’apprendimento ( soprattutto sul terreno linguistico, espressivo, logico-matematico e del metodo di studio) e su una carriera scolastica vissuta più come obbligo esterno ( famigliare,sociale) che interno ( bisogno di affermazione, crescita, acquisizione di saperi) ; una vera e propria forma di insuccesso (scolastico) che si verifica quando gli studenti non riescono a dispiegare pienamente il loro potenziale, soddisfacendo i loro bisogni formativi. Questi i punti principali su cui si è discusso nell’ambito del Convegno "Politiche contro la dispersione scolastica, efficacia ed impatti : quali attori per quali prospettive" svoltosi oggi a Roma presso la sede del Cnel in via David Lubin 2 e promosso dalla Fondazione G.Brodolini in partenariato con il Cles (Istituto di ricerca economica e sociale).

Dall’analisi riguardante le tre regioni oggetto d’indagine (Campania, Emilia Romagna e Veneto) è emerso che: – nel settore dell’istruzione secondaria superiore la crescita d’interesse verso la scuola è attestata dall’incremento costante (14%) delle iscrizioni, ma non accompagnata da un altrettanto positivo svolgimento del percorso formativo; – nei valori di dispersione presenti nel contesto nazionale un dato su tutti, gli Early School Leavers pari al 20,8% nel 2006, testimonia le criticità nazionali in relazione a questo fenomeno;- nelle tre regioni in esame i valori di dispersione rispetto agli indicatori utilizzati (tasso di abbandono/livello d’istruzione) sono in relazione alla media nazionale,per la Campania, generalmente più critici, per le altre due Regioni più positivi pur in presenza di specifiche peculiarità che vedono in particolare una maggiore partecipazione in Emilia Romagna rispetto a quella riscontrata per il Veneto.

Secondo Alberto Merolla (Fondazione G.Brodoloni)"per combattere l’abbandono degli studi è necessaria anche una politica di riduzione di segregazione nell’ambito scolastico; in Bulgaria, infatti, esistono ancora scuole segreganti in quanto frequentate esclusivamente, o quasi, da bambini Rom". "Considerare solo i fattori socio-economici- continua Merolla- sottovalutando quelli etnici sarebbe fuorviante, soprattutto in considerazione del fatto che laddove è stata possibile una sorta d’integrazione tra etnie (scuole miste) i risultati (educativi/formativi) sono stati maggiori".

Per Loredana Venditti (Istituto di ricerca economica e sociale) "un valido strumento per contrastare la dispersione scolastica è l’anagrafe dei soggetti in obbligo formativo, tramite la quale è possibile monitorare e gestire in maniera dettagliata la fascia di età vincolata all’adempimento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione".

Per Rosanna Rossi, invece, (Preside dell’ITC Bodoni di Parma)"viene sottovalutata l’importanza delle motivazioni per cui i ragazzi abbandonano gli studi; è necessaria,quindi, una riqualificazione del corpo docenti in grado di offrire una didattica diversa, capace di coinvolgere e rimotivare i ragazzi".

Conclude Barbara Gastaldello (Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio)"la scuola deve insegnare ad imparare anche attraverso un uso maggiore della biblioteca come luogo di socializzazione e soprattutto di ricerca ; è necessario aiutare i ragazzi a diventare fruitori attivi delle comunicazioni, dei veri e propri produttori".

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