MINORI. Domani Giornata Mondiale contro il lavoro minorile. L’Oil chiede istruzione obbligatoria

Domani 12 giugno migliaia di eventi in tutto il mondo celebreranno la Giornata Mondiale contro il lavoro minorile. Quest’anno l’accento sarà posto sulla necessità di migliorare l’accesso dei bambini all’istruzione che è quasi l’unico modo per rispondere al fenomeno del lavoro minorile. Secondo le ultime statistiche del Programma Internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile dell’Oil (Organizzazione internazionale del lavoro) nel mondo ci sono ancora 218 milioni di minorenni, tra i 5 e i 17 anni, che lavorano, di cui circa 165 milioni hanno tra i 5 e i 14 anni e 74 milioni di questi svolgono attività considerate pericolose.

Anche i dati sulla scolarizzazione sono tragici: sarebbero 72 milioni i bambini in età da scuola primaria non scolarizzati. Secondo l’Oil la causa principale di questo fenomeno potrebbe essere il costo per le famiglie, che invece contano sui propri figli come forza lavoro; ma non è da sottovalutare l’assenza di infrastrutture scolastiche. Per questo l’Oil lancia l’appello ai Governi di prodigarsi per estendere a tutti i bambini un’educazione scolastica, almeno fino all’età minima per iniziare a lavorare; sono necessari anche programmi specifici destinati ai minori che lavorano e ai gruppi degli esclusi, per aiutarli a ritornare a scuola ed una formazione di qualità e sufficientemente finanziata per gli insegnanti.

Uno studio dell’Oil evidenzia che l’eliminazione del lavoro minorile e la sua sostituzione con l’istruzione universale offrono enormi benefici dal punto di vista economico, oltre che sociale: il rapporto globale tra benefici e costi è di 6 a 1 e ogni anno supplementare di scuola, fino all’età di 14 anni, genera per il futuro l’11% di reddito in più all’anno.

Secondo l’ultimo rapporto mondiale dell’Ilo sul lavoro minorile, nel mondo un minore su sette svolge una qualche attività. Sono l’Asia e il Pacifico le regioni con il più alto numero di minori lavoratori nel mondo, 122,3 milioni pari a quasi il 20% della popolazione. In Africa sub-sahariana c’è, invece, la più alta incidenza di bambini che lavorano: 50 milioni pari al 26% è invece la regione con la più alta incidenza di bambini che lavorano. America Latina e Caraibi si distinguono per i recenti risultati in termini di riduzione del fenomeno: tra il 2000 e il 2004 il numero dei minori lavoratori nella regione è sceso di due terzi, raggiungendo il 5% (5,7 milioni) di minori di età compresa tra i 5 e i 14 anni ancora coinvolti nel lavoro minorile. Questo ha contribuito ad un abbassamento generale del fenomeno dell’11%, osservato dall’Oil tra il 2000 e il 2004.

La situazione dei Paesi industrializzati non è molto più positiva: nel 2000 lavoravano circa 2,5 milioni di minori al di sotto dei 15 anni. Il principale settore che impiega i minori è l’agricoltura con circa il 70% del totale; segue il settore dei servizi con il 22% e l’industria, compresa l’edilizia e il lavoro in miniera, con il 9%.

Ieri, intanto i Ministri del Lavoro dei 27 Stati membri dell’Ue sono giunti ad un accordo sulla direttiva sull’orario di lavoro: il limite massimo settimanale è rimasto a 48 ore, con l’opzione per il lavoratore di scegliere di farne di più (opt out). In questo caso, comunque, la durata massima del lavoro settimanale potrà raggiungere le 60 o al massimo 65 ore, se il periodo inattivo dei turni di guardia viene considerato orario di lavoro. La direttiva è applicabile ai contratti che superano le dieci settimane. Si è raggiunto un accordo anche sulla normativa per le agenzie interinali, che ha stabilito la parità di trattamento per retribuzione, congedo, maternità.

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