MINORI. Ecco a voi i tecnoager

Internet, il bullismo, l’integrazione. E ancora. La sicurezza, l’atipicità che oggi contraddistingue il mondo del lavoro e la discriminazione fondata sul sesso. Questi sono alcuni dei macro temi trattati nel 9° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Eurispes e Telefono Azzurro analizzandoli, hanno dato il proprio contributo affinchè si possano conoscere più da vicino i grandi di domani e si possano sostenerli in una realtà a volte troppo frammentata e multiforme. L’indagine individua ed analizza 2 identikit: del bambino e dell’adolescente dove per i pirmi si intendono i bambini tra i 7 e gli 11 anni e per adolescenti, i ragazzi tra i 12 e i 19 anni. Complessivamente sono state effettuate 6000 interviste che hanno tracciato la fotografia del mondo dei piccoli-grandi.

Identikit del bambino
Il Rapporto conferma un trend già noto, ovvero quello relativo alla diffusione dei personal computer: il 73,4% dei bambini ha un computer e lo utilizza per navigare a partire dai 9 anni. Infatti, il 47,5% dei bambini ha imparato a navigare tra i 9 e gli 11 anni. Emerge che i bambini sono grandi "smanettatori" nel senso che sanno fare un po’ tutto: giocare, scaricare musica, ricercare materiale per lo studio, fruire del filmati su You Tube. Insomma sanno fare quello che il mondo degli adulti è ancora riluttante ad imparare. Tra i tanti dati che emergono quello che fa più riflettere riguarda la reazione dei bambini a scene violente trasmesse dai media. Il 59,8% (poco più della metà) è talmente abituato a vedere scene violente, si pensi ai videogiochi, che è poco infastidito da questo tipo di scene mentre il 39,2% non è per niente turbato se sullo schermo vede apparire zombie e mostri. Tuttavia quelle che impauriscono di più sono le scene di morte (il 46,8% si dice molto infastidito da questo tipo di scene).

Dall’identikit emerge nuovamente il fenomeno del bullismo che i bambini hanno imparato a conoscere correttamente: il 59,9% dei bambini, infatti, lo definisce come una prepotenza contro un compagno più debole. Se si chiede cosa si può fare per fermare il bullismo, il 32,1% dei bambini risponde che è necessario appellarsi al mondo degli adulti. In generale è questo che emerge dal Rapporto: i bambini e gli adolescenti avvertono la necessità di ritornare a vedere nei genitori un punto di riferimento forte. Non più amici ma genitori veri e propri, intesi come coloro che impartiscono l’educazione.

Altro tema di interesse riguarda l’integrazione. Sembra che i bambini abbiano meno difficoltà dei grandi a interagire con persone di nazionalità differente. Il 66% delle volte i bambini di nazionalità diversa da quella italiana, dopo aver superato l’iniziale e fisiologico periodo di adattamento, si sentono perfettamente a loro agio in classe. A tale dato, va aggiunta la percentuale del 12,5% dei casi in cui il bambino non avverte affatto i problemi legati all’integrazione e, fin dal primo momento, non incontra alcun ostacolo nel relazionarsi con gli altri compagni. Percentuali decisamente meno elevate caratterizzano, invece, situazioni in cui i bambini stranieri faticano ad integrarsi con i compagni (8,3%) o, viste le difficoltà incontrate, decidono di abbandonare la scuola (1,4%).

Identikit dell’adolescente
Tra gli adolescenti le cose non cambiano di molto se non per il fatto che le percentuali sono destinate a crescere: cresce il numero di adolescenti che posseggono un pc, un telefonino. Anche in tema di bullismo le cose non cambiano anche se alla domanda cosa fare gli adolescenti rispondono che è necessario punire i bulli e solo al terzo posto si colloca la richiesta di aiuto ai genitori. Interessante il capitolo sulle pari opportunità. Il 79% degli adolescenti ritiene che una donna è in grado di svolgere qualsiasi tipo di attività lavorativa ed il 75,9% si dice per niente (56,5%) o poco (19,3%) d’accordo sul fatto che il successo professionale sia importante più per l’uomo che per la donna. Inoltre, il 67,5% è favorevole al fatto che le donne occupino posizioni di rilievo nella politica e nei vertici aziendali. Maternità, poi, non vuol dire rinunciare al proprio posto di lavoro per il 62,2% degli adolescenti che si dichiarano molto (30,8%) o abbastanza (31,4%) d’accordo con tale risposta, sebbene il 64,5% si esprima a favore di una completa realizzazione femminile nell’ambito della famiglia. Alla donna, inoltre, spetta il compito di prendersi cura della casa (47,7%). Le ragazze sentono di poter essere brave a svolgere qualsiasi tipo di mestiere (86,6% vs 69,7%) e di poter ambire ad occupare posizioni importanti nel mondo della politica e delle aziende (80,1% contro 51,9% del sesso opposto). I ragazzi, invece, vedono l’universo femminile maggiormente proiettato in un’ottica casalinga. Il 55,6% sostiene, così, che la cura della casa è un compito che spetta prevalentemente alla donna (contro il 41,2% delle ragazze), la quale si sente realizzata soprattutto nell’ambito della famiglia (69,4% contro 60,6%).

Quello che emerge non è un quadro solo dalle tinte nere. Intervistati sul loro futuro, il 56,7% dei giovani nutre abbastanza (43,6%) o molta (13,1%) speranza di trovare un lavoro sicuro ed economicamente soddisfacente (contro il 42,2% che al riguardo ha poche speranze o addirittura nessuna speranza). Il 65,1% è molto (21,4%) o abbastanza (43,7%) convinto che il futuro riservi la possibilità a ciascuno di trovare il lavoro che più piace (contro il 34% che sostiene il contrario). L’82,2% si dice molto (30%) o abbastanza (52,2%) sicuro di vivere in futuro una vita sentimentale felice. Spera di realizzare i propri sogni, infine, oltre la metà dei giovani (66,9%).

La speranza di un mondo migliore? Un sogno. Rispetto alla società, il 52,4% degli adolescenti nutre poche (41,7%) o nessuna (10,7%) speranza di vivere in futuro in un mondo migliore e il 68% ritiene che vi siano poche (51,1%) o nessuna (16,9%) possibilità di cambiare la società grazie all’impegno mostrato da ciascuno.

di Valentina Corvino

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