MINORI. In Italia scarseggiano i servizi per la prima infanzia. Studio comparativo dell’Unicef

Il 100% dei bambini italiani di 4 anni sono iscritti ad una struttura educativa per l’infanzia; in generale per l’iscrizione prescolare dei bambini dai 3 ai 6 anni l’Italia è seconda solo alla Francia. Sono i servizi educativi per la prima infanzia che scarseggiano: l’Italia è al penultimo posto, con il 10% delle iscrizioni dei bambini sotto i 3 anni, contro una media Ocse (Organizzazione per la cooperazione e la sviluppo economico) del 25% e un picco danese del 60%. Sono i dati principali di uno studio comparativo dei servizi educativi e assistenziali dell’infanzia nei 25 Paesi Ocse, pubblicato oggi dall’Unicef Centro Ricerca Innocenti.

Sui 10 standard minimi di base, presi come parametri comparativi per la prima infanzia, l’Italia ne soddisfa 4:

  1. un Piano nazionale che dia priorità alle persone svantaggiate;
  2. servizi educativi per l’infanzia finanziati e qualificati per l’80% dei bambini di 4 anni;
  3. formazione dell’80% di tutto il personale di assistenza all’infanzia;
  4. il 50% del personale dei servizi educativi per l’infanzia qualificati con istruzione di livello universitario e relative qualifiche.

E’ la Svezia l’unico paese a soddisfare tutti i parametri, ma anche Islanda, Danimarca, Finlandia, Francia e Norvegia se la cavano. "I parametri di riferimento proposti devono essere considerati come un primo passo verso l’istituzione di una serie di standard minimi che facilitino buoni sviluppi nella prima infanzia" ha detto Marta Santos Pais, Direttore dell’Unicef Centro di Ricerca Innocenti.

Ecco il quadro in base ai 10 parametri:

  1. Il diritto ad un periodo minimo di congedo parentale retribuito (1 anno al 50% di stipendio); è soddisfatto da 6 paesi dei 25 Ocse. L’Italia ha un indice di 32, al 10° posto e non soddisfa lo standard previsto; prima è la Norvegia con un indice di 116 e ultimi sono Stati Uniti e Australia con 0.
  2. Un Piano Nazionale che dia priorità ai bambini svantaggiati: è presente in 19 Paesi tra cui l’Italia.
  3. Standard minimo di assistenza per i bambini sotto i 3 anni (servizi di assistenza all’infanzia finanziati e regolamentati per il 25% dei bambini sotto i 3 anni): l’Italia non si conforma allo standard minimo (del 25%) ed è agli ultimi posti. Per quanto concerne il tasso di occupazione delle donne con bambini sotto i 3 anni, l’Italia è sotto il 50% .
  4. Standard minimo di assistenza per i bambini di 4 anni (servizi educativi per l’infanzia finanziati e qualificati per l’80% dei bambini di 4 anni): l’Italia, come altri 14 dei 25 Paesi OCSE, soddisfa lo standard.
  5. Standard minimo di formazione per il personale (formazione dell’80% di tutto il personale di assistenza all’infanzia): solo 17 dei 25 Paesi OCSE – tra cui l’Italia- soddisfano lo standard.
  6. Percentuale minima di personale (50%) dei servizi educativi per l’infanzia qialificata con un diploma universitario e di formazione professionale: 20 Paesi OCSE (tra cui l’Italia) su 25 sono riusciti a conformarsi a questo standard.
  7. Rapporto numerico minimo tra personale e bambini (di 1:15 nell’istruzione prescolare): soltanto 12 dei 25 Paesi OCSE soddisfano questo standard; l’Italia non soddisfa lo standard.
  8. Standard minimo di finanziamento pubblico (1% del PIL speso nei servizi per la prima infanzia): l’Italia è intorno allo 0,5%, sotto la media OCSE (0,7%). Soltanto 6 dei 25 Paesi OCSE raggiungono o superano il minimo dell’1% del PIL.
  9. Livello basso di povertà infantile (inferiore al 10%): solo 10 Paesi soddisfano lo standard; tra questi non c’è l’Italia.
  10. Inclusione universale (copertura quasi universale ai servizi sanitari di base per l’infanzia): solo 8 paesi su 25 soddisfano 2 dei 3 criteri. L’Italia non soddisfa questo parametro poiché ha:
  • un tasso di mortalità infantile pari a 4,7 decessi su mille nati vivi (l’Islanda è al primo posto con il 2,3 su mille, il Messico all’ultimo con il 18,8 su mille), rispetto allo standard del 4%;
  • il 6,7% di bambini nati sottopeso (peso inferiore a 2.500 grammi) alla nascita (al primo posto c’è l’Islanda, con il 3,9% ), rispetto allo standard del 6%;
  • una copertura media della vaccinazione dei bambini dai 12 ai 23 mesi pari al 93,3%, rispetto allo standard del 95%; in particolare: la copertura contro il morbillo è pari all’87%, contro la polio al 97%, contro difterite-tetano- pertosse al 96%.

"L’alta qualità dei servizi educativi e della cura hanno un enorme potenziale nel migliorare lo sviluppo cognitivo, linguistico e sociale dei bambini – afferma Marta Santos Pais – può contribuire a rafforzare l’istruzione, limitare l’iniziale situazione di svantaggio, promuovere l’inclusione, diventare un investimento su buone pratiche di cittadinanza e migliorare il progresso per le donne".

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