MINORI. In Italia uno su quattro è a rischio povertà

Un minore su quattro in Italia è a rischio povertà. Sono circa 900.000 i giovani che abbandonano prematuramente gli studi. Abusi, quali lavoro minorile, prostituzione e pedo-pornografia on line continuano a rimanere sommersi. E’ questa la fotografia scattata dal quarto Rapporto su "I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia", presentato oggi alla vigilia dell’anniversario della ratifica della Convenzione da parte dall’Italia, avvenuta il 27 maggio 1991. Il rapporto, dossier sulla condizione dei minori nel nostro Paese e sul grado di rispetto della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Ccr), è stato coordinato da Save the Children Italia e redatto dal Gruppo Crc, composto da 73 organizzazioni ed associazioni tra cui tre dei consumatori: Movimento Dìifesa del Cittadino Junior, Cittadinanza attiva e CODICI.

Il rischio povertà è dunque uno dei fattori più allarmanti che emergono dal rapporto e che coinvolge il 24% dei minori italiani. La percentuale sale poi al 35% se si considerano i minori che vivono in famiglie numerose e raggiunge il 40% nel caso di minori che vivono in famiglie monoparentali. I minori più a rischio sembrano essere quelli che vivono in famiglie con entrambi i coniugi lavoratori ma i cui bassi livelli di reddito non riescono ad essere una garanzia di benessere. Drammatica la situazione nel Mezzogiorno dove la quota di famiglie povere è cinque volte quella del resto del Paese.

Preoccupanti i dati che riguardano la dispersione scolastica. Sono infatti circa 900.000 i giovani che abbandonano prematuramente gli studi, ovvero il 20,6% della popolazione tra i 18 e i 24 anni, con un’incidenza nella componente maschile maggiore di quella femminile (rispettivamente il 23,9% e il 17,1%). Per quanto concerne i bambini e gli adolescenti particolarmente vulnerabili si denota una carenza di dati relativi ai numerosi fenomeni di sfruttamento e abuso, che pertanto restano sommersi, rendendo più difficile l’adozione di politiche di contrasto.

Comprovata poi l’esistenza della prostituzione minorile straniera maschile, rivolta ad uomini, esercitata da adolescenti o neomaggiorenni provenienti soprattutto dall’Europa dell’Est, in particolare dalla Romania e dalla Moldova, di origine rom o non, e in misura inferiore dal Maghreb; sono stati inoltre registrati anche casi di coinvolgimento di bambini di 8-9 anni, principalmente di origine rumena e rom. La prostituzione minorile italiana riguarda principalmente due target group distinti: il primo è composto da minori appartenenti a famiglie con condizioni sociali, economiche e culturali molto disagiate, che utilizzano la prostituzione (in forme coatte o in parte autonome) quale strategia di sopravvivenza per sè e per il proprio nucleo familiare; il secondo, invece, è composto da ragazzi e ragazze che occasionalmente e autonomamente si prostituiscono per soddisfare bisogni non primari, come acquistare beni di consumo o sostanze stupefacenti.

In Italia poi non esiste un Piano Nazionale per l’Infanzia, nonostante le sollecitazioni del Comitato ONU e contrariamente a quanto previsto dalla normativa che ne stabilisce l’adozione ogni due anni. L’ultimo risale infatti al biennio 2002-2004. "Si auspica – ha detto la Coordinatrice del Gruppo per la Convenzione sui Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza (Gruppo CRC), Arianna Saulini – che il nuovo Governo, approvi al più presto un nuovo Piano, prevedendo idonee risorse per la sua attuazione".I

Infine, il rapporto sottolinea che c’è una tendenza ad utilizzare la detenzione preventiva per i minori, in particolari per quelli stranieri: Su 393 minori presenti negli Istituti Penali Minorili a giugno 2007, 341 erano detenuti in misura cautelare e 52 in espiazione pena; quelli stranieri erano 198, mentre gli italiani erano 195, più della metà del totale, nonostante le denunce a loro carico fossero poco più di un quarto del totale.

In conclusione, il dossier identifica tra le sue raccomandazioni l’adozione di un Piano Nazionale Infanzia, la non più rinviabile istituzione di un Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, politiche e risorse espressamente destinate alla tutela dei minori, soprattutto a quelli che vivono in situazioni d’indigenza, sfruttamento, sottoposti a varie forme di violenza o discriminazione, come i minori stranieri o quelli che fanno parte di minoranze.

"L’attività di monitoraggio – ha concluso Saulini – che abbiamo condotto nel corso di quest’anno fornisce una chiara fotografia sulle necessità e i problemi dell’infanzia nel nostro Paese, sull’attuazione o la violazione dei diritti dei bambini/e e degli adolescenti presenti in Italia".

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