MINORI. L’affido “conviene” socialmente ed economicamente. Rapporto “Amici dei Bambini”

L’assistenza di un bambino in istituto costa allo Stato più del doppio dell’accoglienza in famiglia tramite l’affido, mentre le adozioni nazionali sono sempre più difficili. E’ quanto emerge dal primo Rapporto sull’Emergenza abbandono presentato a Roma oggi promosso da Amici dei Bambini e BNL – Gruppo BNP Paribas, sotto l’egida dell’Unione Europea.

  • I costi dell’abbandono – Per la prima volta in Italia il Cergas dell’Università Bocconi ha monitorato i costi diretti dell’abbandono attraverso un primo screening della spesa di enti locali e amministrazioni pubbliche. Emerge nel complesso un dato frammentario e disomogeneo, che varia da regione a regione, con un unico denominatore: lo Stato in media per un bambino in assistenza (istituto) investe 10.695 euro all’anno a fronte dei 5.200 investiti per singolo minore in affidamento. I dati sui costi si basano su capitoli della prima indagine sulla spesa sociale degli enti locali (2003), incrociati con dati reperiti da fonte Istat (2003 e 2005), ma anche da piani di zona e da indagini della Consulta della Chiesa cattolica (2005).
  • Affido e istituto – Il dato varia in maniera significativa da regione a regione: in Lombardia si spendono in media oltre 15mila euro all’anno per un bambino in istituto e 3457 Euro per un bambino in affido; nel Lazio in media per un bambino assistito nel Comune di Roma occorre investire circa 50 euro al giorno se in istituto o in centro di accoglienza (per una media annua di oltre 18mila euro per minore) mentre l’affido richiede una cifra annuale di 3098 euro per minore. E ancora: nel Veneto il rapporto annuale tra i costi è ancora a sfavore dell’istituto, circa 12500 euro per bambino contro i 1833 dell’affido.
  • Le adozioni nazionali – Un dato interessante è legato alla diminuzione del numero di procedimenti inviati ai Tribunali per i minorenni per dichiarare "adottabile" un bambino: dai 3200 procedimenti avviati nel 1995 si arriva ai 2694 del 2002, mentre le dichiarazioni di adottabilità sono passate da circa 1500 nel 1997 ai 1080 del 2002. Nel 2003, dell’intera popolazione minorile in centri socio-assistenziali stimata intorno ai 20mila minori (dati Istat), solo 869 erano bambini o adolescenti adottabili (4,3% del totale) e 342 con l’iter di adottabilità non ancora concluso. Nel corso dell’anno sono stati accolti nelle strutture 8.855 nuovi minori, mentre ne sono usciti 9.833: di questi, solo il 4,2% è stato adottato (415).
  • L’abbandono visto dagli italiani – La ricerca condotta da Gfk-Eurisko sulla percezione del fenomeno dell’abbandono da parte dell’opinione pubblica italiana, ha messo in evidenza aspetti variegati e contraddittori del problema. L’abbandono e la realtà degli istituti sono in sé sconosciuti per l’86% del campione di intervistati: meno della metà (48%) percepisce l’abbandono come assenza di relazioni familiari (che caratterizza appunto le strutture assistenziali per i minori), tanto che solo il 4% degli italiani campione associa l’orfanotrofio/l’istituto come situazione di abbandono: il bambino in una struttura assistenziale – nutrito, vestito, con istruzione scolastica – non viene considerato abbandonato.

Ne consegue una continua oscillazione fra riconoscimento del problema – un problema vicino, che tocca anche i nostri bambini trascurati in famiglia e che genera angoscia – e allontanamento. L’adozione è riconosciuta da tutti come principale mezzo di tutela per i bambini abbandonati: sentimento che si scontra con una realtà dei fatti molto diversa, come ha evidenziato lo studio del Cergas.

Il senso di isolamento che accompagna l’abbandono caratterizza invece il vissuto di chi, genitore adottivo e/o affidatario, figlio, o operatore sociale si trova a dover vivere e convivere con questa esperienza. È quello che emerge dalla ricerca presentata da Eikon-Etnolab: il tratto comune dei tre gruppi sia proprio la dimensione dell’isolamento. Da tutte le esperienze emergono sentimenti di insicurezza, solitudine ed impotenza; un isolamento che appare a tinte forti soprattutto nell’ambiente scolastico: è qui che occorre intervenire con urgenza.

  • L’abbandono visto dai media – Dalle indagini di Fondazione Università IULM si evince che le istituzioni vengono rappresentate dai media inadeguate e addirittura ostacolanti per promuovere l’accoglienza dei minori. Il tema abbandono, inoltre, risulta essere rappresentato dai media in modo debole e superficiale, sia in termini quantitativi – spazio dedicato – che qualitativi – modalità di narrazione del fenomeno, con un registro di linguaggio in gran parte sensazionalistico. Inoltre è stato evidenziato come nel comunicare l’abbandono si parli solo di mancanza di famiglia o di madre, mentre il padre risulta il grande assente.

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