MINORI. Nel Lazio nasce il “bollino qualità” sulle comunicazioni di tv, radio e stampa locale

Prenderà il via il primo novembre il progetto del "Bollino Qualità" sulla comunicazione regionale: un monitoraggio che riguarderà stampa, radio e televisioni locali della Regione Lazio e sarà realizzato dal Corecom, il Comitato regionale per le Comunicazioni. L’iniziativa è stata annunciata oggi nel corso del convegno "TV, minori e Corecom. Un triangolo virtuoso", che si è svolto presso la sede della Regione Lazio. Il progetto riguarderà stampa, televisioni e radio locali e porterà all’attribuzione di un "bollino qualità" da parte del Corecom regionale. Fra i criteri di valutazione è prevista la suddivisione in settori (politica, cronaca, cultura, sport) e la valutazione della qualità dei prodotti per i minori da parte di una commissione composta da giornalisti, magistrati, giuristi, psicologi, artisti e dai componenti dello stesso Comitato. Il monitoraggio si concluderà il 31 gennaio 2007 e prevede l’assegnazione di riconoscimenti a chi si sarà distinto per una produzione di qualità. "Il nostro è un progetto ‘pilota’ ma siamo convinti che possa diventare un appuntamento fisso alla ricerca di un costante miglioramento della qualità nell’interesse dell’utente – ha annunciato Domitilla Baldoni, presidente della Commissione Servizi e Prodotti del Corecom Lazio – Inoltre contiamo di portare i risultati di questo primo monitoraggio alla conferenza dei Corecom/Corerat di tutta Italia e proporre anche a loro l’istituzione del ‘bollino qualità’".

Il convegno ha cercato di tracciare un quadro dei problemi sollevati dal rapporto fra minori e televisione. L’obiettivo, ha spiegato il presidente del Corecom Lazio Angelo Gallippi, è di "migliorare la qualità dei programmi televisivi regionali a vantaggio dei telespettatori più giovani". Per i giovani, ha spiegato Gallippi, viene meno la capacità di discernimento specialmente "nel caso di programmi in apparenza innocui, ma che di fatto esaltano in modo indiretto disvalori quali la violenza, il razzismo e l’intolleranza, oppure propugnano stili di vita caratterizzati da bullismo, edonismo, abitudini alimentari sbagliate". La normativa è ricca e dettagliata, ha ricordato Gallippi, ma forse poco nota: "la pubblicità televisiva non può essere inserita nei programmi di cartoni animati, e non può esortare direttamente i minorenni ad acquistare un prodotto o a persuadere i genitori ad acquistarlo; i minori non possono essere impiegati in messaggi pubblicitari e spot; i film vietati ai minori di 18 anni non possono essere trasmessi, e quelli vietati ai minori di 14 solo tra le ore 20.30 e le 7". Ma se è necessario ridurre gli effetti negativi di alcuni programmi è anche necessario proporre "modelli di comportamento alternativi più validi".

Da un’attività di monitoraggio avviata in via sperimentale – ha commentato Maria Luisa Sangiorgio, presidente della Conferenza Nazionale Corecom/Corerat – è emerso che nelle televisioni locali la fascia protetta è il regno delle televendite: ad esempio in Lombardia la programmazione per minori in tale fascia oraria non raggiunge il 4% del totale. Un problema da affrontare è dunque rappresentato – ha sottolineato Giulia Rodano, assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio – dalla produzione di contenuti per i bambini. Un focus sul rapporto fra televisioni e infanzia è stato tracciato da Gianni Biondi, Direttore del Servizio Psicologia Pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù: la solitudine nel consumo di televisione è uno dei dati più rilevati; la televisione in camera causa difficoltà di sonno perché produce "camere adrenaliniche" con bambini che dormono da due a cinque ore in meno; il sovradosaggio da televisione produce fenomeni di "affollamento mentale".

Una voce fuori dal coro è stata invece quella di Mario Morcellini, preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione de "la Sapienza" che ha invece sottolineato come per i giovani siano importanti, nell’ordine, prima le relazioni sociali, poi i media intesi nel senso di "multimedia", quindi scuola e genitori alla pari. "Non è vero che i media sono protagonisti della scena di socializzazione dei minori – ha commentato – È vero che, osservando i dati delle ricerche negli ultimi anni, nella condizione giovanile il focus che orienta la socializzazione non è la televisione, né i media né i nuovi media, ma le relazioni sociali fra i giovani". Le ricerche affermano che se la televisione è ancora centrale per gli adulti, per i giovani invece "i media sono intesi come multimedia".

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