MINORI. Numero verde Salvabebè: quando c’è un’alternativa all’abbandono

Compie dieci anni il Numero Verde Salvabebè 800.28.31.10, attivo presso il reparto di Patologia Neonatale dell’Azienda Policlinico Umberto I di Roma grazie all’impegno dell’associazione "I Diritti Civili nel 2000". Al numero verde rispondono neonatologi, infermieri ed operatori del reparto di neonatologia del Policlinico Universitario che ha messo a disposizione le sue strutture ed i suoi operatori per accogliere i neonati abbandonati e per fornire alle donne in gravidanza che si trovano in situazioni estreme e di difficoltà, le informazioni e le indicazioni necessarie per partorire in anonimato, così come consentito dalla legge. Telefonando al Numero Verde "Salvabebè", si può chiamare l’ambulanza – attrezzata per l’emergenza neonatale e dotata di culletta termica o incubatrice da trasporto neonatale – disponibile 24 ore su 24, per il recupero e l’assistenza medica al neonato, che verrà accolto nel reparto di neonatologia del Policlinico o dell’ospedale più vicino o dove c’è disponibilità di letto. Il progetto si rivolge a tutte le donne in difficoltà che potrebbero vedere nell’infanticidio una via d’uscita e ha lo scopo di salvare i neonati abbandonati in condizioni tali da provocarne la morte.

In questi dieci anni sono state molte le donne, in gran parte immigrate, che hanno ottenuto assistenza durante e dopo il periodo della gravidanza e molte di loro oggi sono diventate "ambasciatrici" presso le realtà più marginali e irraggiungibili: hanno deciso di donare ad altre mamme l’aiuto che loro stesse hanno ricevuto.

L’associazione "I Diritti civili nel 2000" ha tra le sue priorità quella di far conoscere alle mamme la possibilità del parto anonimo, consentito nel nostro Paese, che deve essere l’alternativa all’abbandono del feto che troppo spesso avviene. Tuttavia se sul parto anonimo non ci sono dubbi, secondo la presidente dell’Associazione, Grazia Passeri, si dovrebbe far in modo che ci possano essere anche delle gravidanze segrete per far in modo che le puerpere vengano assistite durante la gestazione e mettano al mondo dei bambini sani. Ma questa non è la sola criticità evidenziata dalla presidente: dalla necessità di una continua formazione del personale sanitario che deve essere pronto ad affrontare al meglio le situazioni di disagio nel rispetto della partoriente alla imprescindibile presenza dei mediatori culturali troppo spesso sottovalutata.

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