MINORI. Parlamento Ue chiede più informazione sulla sicurezza dei videogiochi

Gli eurodeputati della Commissione "Mercato interno e protezione dei consumatori" hanno approvato stamattina la relazione del liberale olandese Toine Manders sulla protezione dei consumatori, in particolare dei minori, per quanto riguarda l’utilizzo dei videogiochi. Il rapporto di iniziativa prende spunto dalla comunicazione con la quale la Commissione ha recentemente illustrato la situazione di questa filiera di mercato nei 27 stati membri.

"Nel solo anno 2008 – ha dichiarato Catiuscia Marini, membro della Commissione "Mercato interno e protezione dei consumatori" – il mercato europeo dei videogiochi ha registrato entrate complessive pari a circa 7,3 miliardi di euro, già ben al di sopra di quello delle sale cinematografiche. Ci troviamo dunque di fronte alla più importante industria europea dei contenuti, che cresce a ritmi più rapidi di quella statunitense".

"E’ quindi giusto e opportuno – ha aggiunto la deputata – che l’Ue si interroghi sulle misure a tutela del pubblico più giovane, soggetto talvolta a giochi inappropriati, violenti o dal messaggio fuorviante". Per Catiuscia Marini "non si tratta di introdurre censure o divieti, ma di riconoscere l’utilità dei videogiochi che contribuiscono a sviluppare capacità e conoscenza, introducendo però norme precise di classificazione per tutti quei videogiochi dai contenuti particolarmente violenti o fuorvianti".

Nell’aprile del 2003 è stato adottato il sistema volontario PEGI (Pan European Games Information) di classificazione dei software di intrattenimento in base all’età. Il PEGI è tutt’ora un sistema facoltativo di autoregolamentazione destinato ad impedire che i minori siano esposti a giochi inadatti alla loro fascia d’età. Tuttavia, pur essendo facoltativo, il successo iniziale di PEGI è dovuto al fatto che i principali fabbricanti di console di gioco hanno fatto ricorso a questo sistema di classificazione.

"Il sistema facoltativo PEGI di classificazione dei videogiochi per fasce d’età sta funzionando – ha spiegato Marini – tanto che il 93% dei consumatori europei di videogiochi ne riconosce il simbolo e la funzione. Ma per fare il salto di qualità necessario è opportuno che siano gli stati membri ad integrare il sistema PEGI nella loro normativa".

Per la deputata del Pse "tanti riconoscono il simbolo PEGI sulle confezioni e nei download online ma pochi sono quelli che lo sanno leggere e interpretare, ragion per cui all’introduzione del sistema PEGI nelle normative nazionali deve fare seguito un impegno della Commissione europea e degli stati membri per informare il pubblico".

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