MINORI. Piccoli lettori non crescono: libri poco diffusi fra bimbi e adolescenti

Fiabe, albi illustrati, almanacchi sportivi ed enciclopedie naturali. Nonostante la variegata offerta proposta dall’editoria, i giovani italiani non amano trascorrere il tempo libero fra le pagine di un libro. I nostri ragazzi, a confronto con i coetanei europei, mostrano di non apprezzare la cultura stampata. E’ soprattutto la fascia d’età fra i 6 ed 10 anni a presentare i dati più preoccupanti: solo il 46,8% nell’ultimo anno ha aperto un libro extrascolastico (contro il 58% dei bambini spagnoli). Va lievemente meglio per i ragazzi fra gli 11 ed i 14 anni (59,5%), mentre si torna alla media nazionale, pari al 43,1%, negli adoloscenti più grandi, al crescere della scolarizzazione, della socializzazione e dell’uso di nuove tecnologie. Lo rileva l’Ufficio studi dell’AIE (Associazione Italiana Editori), che ha oggi illustrato i risultati della ricerca nell’ambito del convegno "Bambini e adolescenti e valore del libro".

Allo stato attuale il mercato editoriale per ragazzi propone una possibilità di scelta notevole. "La produzione di libri per l’infanzia – afferma l’AIE – è cresciuta in questi anni in modo significativo in termini di quantità: nel 1987 si pubblicavano 951 titoli, nel 1997 1740 (+8,2% in media annua), nel 2006 questo valore sfiora le 2.300 opere, che si traduce in 3,1 milioni di libri per bambini stampati e immessi nei canali di vendita e in un fatturato conseguente di 129,5 milioni di euro".

Ma come riavvicinare i più giovani alla lettura? "Come editori – ha sottolineato il presidente di AIE Federico Motta – non possiamo fare altro che mettere a disposizione di bambini e ragazzi , direttamente o attraverso la mediazione dei loro genitori, un’offerta di libri capace di dare risposte ai loro bisogni di lettura. In assenza però di qualunque politica organica e continuativa in materia di promozione della lettura e al verificarsi continuo di tagli alle risorse e ai trasferimenti alle biblioteche per l’ampliamento delle proprie collezioni, o per la formazione di personale bibliotecario specializzato, non può essere sufficiente pubblicare libri belli e nuovi. L’Italia, nel confronto internazionale, è un Paese caratterizzato allo stesso tempo da una crisi nella produttività e da bassi tassi di lettura. Il legame tra i due fenomeni è più stretto di quanto possa sembrare a prima vista. In questa luce deve essere letto anche un dato recentemente pubblicato da Istat: solo un quarto dei lavoratori italiani, solo la metà dei dirigenti e professionisti dichiara di leggere un libro per il proprio aggiornamento professionale. Ci si può stupire, allora, che in un mondo sempre più complesso e competitivo, la produttività sia il principale fattore critico della nostra economia?".

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