MINORI. Ragazzi toscani ipernutriti: uno su tre rischia l’obesità

Piccoli obesi crescono. Secondo studi recenti, i bambini italiani sono tra i più grassi d’Europa. E quelli toscani non sono da meno: un ragazzo su tre di età compresa fra gli 11 ed i 13 anni rischia di diventare un adulto sovrappeso. E’ quanto risulta da una ricerca realizzata dalla Direzione regionale del Ministero della pubblica istruzione, insieme all’Università degli Studi di Firenze. Lo studio ha preso in esame 3mila studenti della prima classe delle medie locali. Sotto accusa lo stile di vita condotto dai più piccoli: sedentarietà ed abitudini alimentari sbagliate. Semplice la ricetta per arginare il fenomeno: almeno 5 ore di attività fisica a settimana.

Analizzando l’indice di massa corporea, a fronte di un 68,9% di ragazzi normopeso, si registra un 23,8% di soggetti a rischio sovrappeso ed un 7,2% ai limiti dell’obesità. Sono i maschi a presentare più problemi con la bilancia (27,5% sovrappeso e 8,2% obesi, contro il 20,4% e il 6,5% delle femmine). Fra le abitudini più diffuse, il sondaggio rivela scarsa attitudine allo sport nel 20% dei casi e una sedentarietà molto diffusa, complici le ore trascorse davanti a tv e computer. Questa la giornata tipo dei ragazzi toscani: 8,5 ore di sonno, 6 ore di scuola (compreso il trasferimento), 2,5 ore di studio pomeridiano, 2,5 ore di gioco, sport o ricreazione, 3 ore davanti al computer e alla tv.

Sotto il profilo alimentare i cibi più diffusi sono carne, pane, pasta, salumi e insaccati e frutta, assunti quotidianamente dai bambini delle prime medie. Meno graditi sono verdura, legumi, riso, pesce, formaggio, consumati solo 2-3 volte a settimana. I ragazzi più in forma dichiarano di fare sempre la prima colazione, a conferma che tale pasto riduce notevolmente il rischio di sovrappeso. Ma non è tanto l’introito calorico a determinare i problemi di linea nei più piccoli, quanto la mancanza di attività fisica, sia sportiva che spontanea. Quest’ultima in particolare è poco praticata: solo 2 giovani su 10 vanno spesso a camminare, a ballare o in bicicletta, e lo stesso numero non lo fa quasi mai. Più apprezzate le attività sportive organizzate: 8 ragazzi su 10 seguono discipline quali calcio, nuoto, basket, o karate. Fondamentale poi l’esempio fornito dai genitori, sia sotto il lato alimentare che comportamentale.

"Questa ricerca – ha dichiarato l’assessore alle politiche sociali e allo sport Gianni Salvadori – è il risultato del progetto ‘Pegaso a scuola’, un progetto che nell’arco di circa 6 anni ha coinvolto più di centomila giovani, soprattutto delle scuole elementari e medie. Lo scenario che ne è venuto fuori non è confortante ma vorrei ricordare che è proprio grazie a queste iniziative che siamo riusciti a fare passi avanti rilevanti nella realizzazione di strategie e proposte tese a migliorare il benessere dei giovani e della popolazione toscana in generale". "L’obiettivo dell’indagine – ha spiegato Fabrizio Balducci, uno dei curatori dello studio insieme a Marco Petranelli – è di individuare le problematiche e le necessità della scuola affinché sia possibile intervenire nella prevenzione del fenomeno. Dopo questa indagine appare chiaro che per la creazione di una cultura motoria e fisica che possa portare ad una corretta cultura di movimento e sport, sia necessaria nella scuola primaria una presenza sistematica di docenti qualificati di educazione motoria".

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