MINORI. Rapporto Infanzia: le considerazioni di G.M. Fara (Eurispes) e E. Caffo (Telefono Azzurro)

L’obiettivo del Rapporto presentato questa mattina è fotografare la realtà ma allo stesso tempo anche quello di stimolare un dibattito propositivo attorno a temi di grande attualità. Se negli anni Sessanta e Settanta – dichiara il Prof. Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes – si è assistito ad una rivoluzione di pensiero e di costume, oggi ci troviamo di fronte ad una rivoluzione "liquida" degli strumenti e dei modi di comunicare. E come tutti i cambiamenti si vivono, ma non li si comprende completamente nel viverli. La metafora del piccolo che si trova a spiegare le cose ai grandi ben rappresenta il succo del Rapporto: vi è un gap tecnologico tra i giovani e i genitori che contribuisce a mettere in discussione delle certezze: la famiglia, il lavoro, la società.

Tuttavia, le caratteristiche della Rete sono contraddittorie. Se da un lato è lo spazio dello scambio, della conoscenza, dell’incontro, dall’altro rischia di essere un luogo di solitudine, di persone che sole stanno davanti al proprio pc o al display del telefonino. La si potrebbe definire una forma di "socializzazione solitaria". Consapevoli del fatto che i propri genitori non capiscono bene o non conoscono affatto l’utilizzo di Internet, i giovani trovano in esso uno spazio "a prova di adulto". Ciò fa sì che l’utilizzo delle tecnologie tracci, all’interno delle mura domestiche, una sorta di "zona franca" il cui accesso ai genitori è spesso precluso. I giovani trascorrono una parte consistente della giornata su internet: l’identità si costruisce in un gruppo di pari. Mode e modelli si diffondono senza alcun controllo sociale.

D’altra parte, è anche vero che i nuovi media e la Rete hanno creato e continuano a forgiare una nuova leva di cittadini. Se Internet è il luogo della comunicazione globale e democratica è pure vero che i più giovani trovano altre modalità rispetto al passato di rappresentarsi, di confrontarsi, di esprimere le proprie opinioni e la propria personalità. Divenuti diffidenti nei confronti dei mezzi di comunicazione tradizionali, o meglio nei confronti dei contenuti da essi proposti, si allontanano da un certo tipo di informazione eterodiretta e vanno a formare, all’interno di quella che è ormai una opinione pubblica reticolare, una estensione parallela. Un gruppo di pressione nella nuova agorà virtuale che segna il passaggio dalla piazza alla Rete, che si fa portatore, attraverso il confronto, delle istanze e dei cambiamenti propri di una delle età più creative, sofferte e partecipate della vita.

Quello che occorre riattivare – conclude il Presidente dell’Eurispes – sono i comportamenti fuori dal coro, intesi come la capacità di elevarsi da una certa propensione all’omologazione. È necessario che siano gli adulti, intesi in una concezione più ampia come le Istituzioni, la politica, il corpo sociale ad appropriarsi di nuove conoscenze e dotarsi degli strumenti più adatti per aprire il dialogo con le nuove generazioni.

Una prima chiave di lettura utile da cui partire – dichiara il Prof. Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro – è la percezione che di questo mondo in movimento hanno i bambini. Dobbiamo considerare che questa generazione di bambini non percepisce la maggior parte dei cambiamenti come novità, avendo imparato a conviverci fin dalla nascita: parliamo di bambini abituati a viaggiare, ad andare sulla Rete, a comunicare in modo nuovo, a incontrare anche a scuola persone provenienti da altri Paesi. Sono invece gli adulti ad essere spesso inadeguati al cambiamento e impreparati di fronte alle mutazioni in atto.

I bambini invece avrebbero bisogno di adulti mediatori, soprattutto a fronte di ciò che non possono comprendere fino in fondo e soprattutto a fronte delle emergenze che possono destabilizzare o mettere in pericolo la loro infanzia. Non sorprende allora che da questo Rapporto emergano paure dei bambini e degli adolescenti come quella di essere rapiti, violentati, di essere avvicinati da persone sconosciute, o quelle di eventi traumatici come gli attentati terroristici. A fronte di ciò – prosegue il Prof. Caffo – i bambini percepiscono gli adulti come non aggiornati, disinformati o peggio ancora "disinformatizzati", e per questo motivo non sempre capaci di aiutarli a far fronte ai nuovi rischi, fra i quali quelli presenti su Internet: le cyberdroghe, i blog ed i forum che propagandano anoressia e bulimia, o i contenitori dove "reclamizzare" i propri atti di bullismo. Da dove ripartire allora? Chi, come Telefono Azzurro, è abituato all’ascolto dei bambini e degli adolescenti, sa che bisogna ripartire proprio da qui. Saper ascoltare, anche perché (e questo è un altro particolare che emerge dal Rapporto) bambini e adolescenti di oggi hanno punti di vista, competenze relazionali e risorse che vanno conosciute, valorizzate e di cui va fatta maggiore "pubblicità": sono curiosi e desiderosi di partecipare attivamente alle decisioni che li riguardano e che ad esempio coinvolgono la comunità in cui vivono. Il quadro che emerge ci dice soprattutto una cosa: se la priorità degli adulti in genere deve esser quella di riprendersi il proprio ruolo educativo, la priorità delle Istituzioni deve essere parimenti quella di dar vita a vere politiche dell’infanzia che facciano del bambino un soggetto di diritti.

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