MINORI. Rapporto Save the Children: bimbi italiani si confermano i più “felici”

Livello di istruzione, accesso alle cure sanitarie, basso tasso di mortalità sotto i 5 anni di età. Sono questi gli indici che fanno dei bambini italiani i meglio curati e garantiti nella classifica di 146 paesi analizzata da Save the Children. Secondo il nono "Rapporto sullo Stato delle Madri nel mondo", reso noto oggi dall’associazione, la nostra nazione si mantiene prima quanto a benessere dei più piccoli, davanti a Germania, Francia e Svezia. In discreta posizione anche le mamme del Belpaese, diciannovesime per quanto riguarda salute, educazione e condizione economica.

Il primato italiano circa il benessere psicofisico dei bambini è legato in particolare al bassissimo tasso di mortalità infantile (4 decessi su mille nati), ed al livello di scolarizzazione materna e superiore (104% e 99%). "Rispetto allo scorso anno – sottolinea Save the Children – in cui l’Italia già deteneva la vetta della classifica, gli indici si sono mantenuti stabili, con un lieve miglioramento per quanto riguarda il tasso d’iscrizione alla scuola materna, passato dal 103% al 104%". Nella classifica relativa alle madri, il nostro Paese si attesta invece sulla posizione numero 19, con valori ancora lontani da quelli della Scandinavia. Svezia, Norvegia ed Irlanda sono infatti le detentrici del podio, per diversi fattori: assistenza del personale medico, uso di contraccettivi, livello di istruzione, aspettativa di vita, reddito medio.

"In particolare, evidenzia l’associazione – confrontando la condizione delle mamme e donne italiane, con quella delle mamme e donne svedesi, le distanze maggiori si registrano rispetto alla salute, al ricorso alla contraccezione, alla partecipazione al governo nazionale, alle differenze di reddito con l’uomo. In Italia è il 39% delle donne che fa uso di contraccettivi a fronte del 72% delle donne svedesi. Le donne italiane percepiscono uno stipendio pari al 47% rispetto a quello dell’uomo mentre le svedesi hanno un salario di poco inferiore (pari all’81%) a quello maschile. Per quanto riguarda i benefici per la maternità, una donna italiana in maternità prende l’80% del suo stipendio ordinario, mentre una svedese percepisce lo stipendio pieno. Nel 2008 la partecipazione delle donne italiane al governo del paese è del 17% (questa la percentuale di posti occupati da donne) contro il 47% in Svezia".

Tra le cause del divario esistente fra mamme italiane e mamme del Nord Europa c’è soprattutto la disparità di genere, che ci pone dietro in classifica anche alla Slovacchia, alla Grecia ed all’Estonia. "Basti pensare che – dichiara l’associazione – la percentuale di donne che in Italia utilizzano la contraccezione è uguale a quella del Botwana (39%), il rapporto tra reddito femminile e maschile è pari a quello del Benin (0,47), e infine la partecipazione delle donne alla vita politica (17%) corrisponde a quella della Bolivia, Gabon e Nepal".Drammatica invece la situazione delle mamme africane. Sono infatti Niger e Ciad le ultime due nazioni presenti nella classifica del Rapporto. Fra i paesi che meno tutelano le donne madri, ci sono anche Yemen, Angola, e Sierra Leone.

 

PDF: Il Rapporto

 

 

 

 

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