MINORI. Tv e pubblicità, attenzione al testimonial piuttosto che al prodotto

Dodicenni, una generazione di precoci massmediologi, in bilico tra famiglia e ‘no limits’. Più attenti al testimonial che al prodotto, sognano di diventare i protagonisti dei filmati pubblicitari, anche se sanno di non poterlo essere, mentre si dimostrano meno interessati al possesso del prodotto pubblicizzato. Questa la fotografia scattata dall’Osservatorio sull’immagine dei minori in tv e pubblicità dell’Unicef che nella sua ultima indagine ha rilevato le opinioni di 700 preadolescenti, tra i 10 e i 12 anni, su alcuni spot pubblicitari tra quelli trasmessi in tv in prima serata (Breil, Vodafone, Rovagnati, Imetec, Enel, Sector e Fox Volkswagen).

Attraverso un questionario strutturato, somministrato dai docenti delle scuole medie del Nord, Centro e Sud d’Italia, lo studio ha evidenziato i giudizi e le reazioni dei ragazzi ai diversi messaggi, cercando di cogliere anche gli aspetti valoriali percepiti e quelli indotti.

Il primo elemento che emerge è che le storie raccontate dagli spot vengono percepite "realisticamente " e il loro contenuto appare chiarissimo ai ragazzi che sanno distinguere con estrema lucidità tra "storie" reali e sfide impossibili. L’esempio delle due marche di orologi è emblematico. Non sono quindi tesi a promuovere il prodotto, ma piuttosto l’identificazione con i personaggi all’interno delle situazioni, riuscendoci appieno.

La percezione del nostro target appare doppia. Da un lato, i ragazzi consapevolmente dichiarano che il personaggio proposto è per loro nella maggior parte dei casi irraggiungibile. Ma dall’altro aderiscono completamente al modello proposto.

Il divario fra essere e voler essere appare enorme. Accettano acriticamente come un modello la figura del protagonista dello spot, al punto che circa l’80% dei preadolescenti intervistati dichiara di riconoscersi nei personaggi protagonisti degli spot di Breil, Vodafone e Sector.

LINK. Unicef.it

 

Comments are closed.