MUTUI SUBPRIME. CRIF: il mercato italiano? “Strutturalmente solido”

Il mercato italiano dei mutui non presenta, per il momento, elementi concreti di allarme perché è "strutturalmente solido". I tassi di insolvenza sui mutui mostrano una sostanziale stabilità. Fra le ragioni principali della differenza fra Italia e Stati Uniti, dove è esplosa la crisi dei mutui subprime, c’è il diverso grado di indebitamento delle famiglie italiane: 46% rispetto al reddito disponibile in confronto al 131% registrato negli USA ma anche al 100% della Germania e al 66% della Francia. Il mercato italiano sembra dunque protetto dai margini di solidità tipici di un mercato più tradizionale. Ma gli effetti della crisi dei mutui USA sull’economia globale non sono ancora chiari e gli istituti di credito sono esposti a nuovi elementi di rischio: la situazione va dunque monitorata. È quanto emerge dalla tavola rotonda "Crisi dei mutui: quali rischi per il sistema Italia?", organizzata oggi a Roma da CRIF, società specializzata nello sviluppo di sistemi decisionali a supporto dell’erogazione del credito alle famiglie e alle imprese e che gestisce il principale sistema di informazioni creditizie operante in Italia.

L’Italia dunque non risulta coinvolta, se non per i mercati finanziari, nella crisi derivante dal deterioramento dei mutui subprime e i tassi di insolvenza sui mutui registrano una sostanziale stabilità. Oltre al diverso grado di indebitamento delle famiglie pesa, secondo CRIF, anche la diversa offerta di credito che ha caratteristiche più aggressive negli Stati Uniti, dove il mercato dei subprime ammonta a circa un quinto del totale. Gli effetti della crisi non sono però ancora chiari e dunque, se le debolezze congiunturali negli USA diventassero recessione, le ripercussioni sulle altre economie "potrebbero non essere trascurabili". Se si considera un mutuo trentennale di 200 mila euro, l’aumento dell’Euribor si è tradotto in un incremento della rata mensile di circa 250 euro mentre nel caso americano l’aumento del 4% del Libor ha portato a un incremento più pesante, pari a 510 euro. Secondo l’analisi sviluppata da Silvia Ghielmetti, Direttore CRIF Decision Solutions, "la qualità del credito delle famiglie italiane si conferma elevata e stabile, mentre i tassi di insolvenza sui mutui americani hanno mostrato un peggioramento sensibile negli ultimi due anni".

Il mercato dei mutui subprime è rappresentato dai clienti che hanno dimostrato difficoltà nei pagamenti e dunque è definito dalle caratteristiche di comportamento creditizio del debitore e non da particolari categorie socio-economiche, come immigrati o lavoratori atipici. Negli Stati Uniti si è sviluppato più della media fra il 2003 e il 2005 per poi stabilizzarsi intorno al 20% del totale. "Il nuovo credito – precisa la CRIF – è stato erogato a volte con forme contrattuali non tradizionali, con condizioni inizialmente molto appetibili e successivamente decisamente più alte, esponendo così il cliente ad un aumento consistente della rata a fronte di uno scenario caratterizzato da tassi crescenti". Le principali cause della crisi USA vanno dunque ricercate, secondo CRIF, nell’offerta di mutui molto aggressiva, nell’elevato grado di indebitamento delle famiglie (fattori assenti in Italia), nell’andamento avverso dei tassi di interesse e del mercato immobiliare. La situazione italiana dunque, a oggi, è "strutturalmente solida" e in grado di fronteggiare le debolezze congiunturali. "Riteniamo verosimile – ha detto Silvia Ghielmetti – che nel prossimo anno o 18 mesi ci siano correzioni al rialzo dei tassi di rischio che però non mette in discussione la stabilità del mercato".

Gli effetti della crisi dei mutui subprime e più in generale della crisi di liquidità sull’economia globale non sono ancora chiari, puntualizza CRIF: "gli Stati Uniti rischiano di vedere trasformarsi le loro attuali debolezze congiunturali in recessione. Se questo dovesse accadere, le ripercussioni sulle altre economie, già in fase di rallentamento, potrebbero essere non trascurabili". I cambiamenti esigono dunque "la necessità di presidiare maggiormente il rischio di credito in termini di verifica puntuale dell’affidabilità del cliente e della valutazione degli immobili presi in garanzia nonché delle prospettive del mercato immobiliare in generale".

Alla tavola rotonda è intervenuto in videoconferenza Marco Onado, professore di Economia dei mercati e degli intermediari finanziari all’Università "Bocconi" di Milano, che ha svolto un’analisi dello scenario internazionale. ""Il subprime riguarda la concessione di finanziamenti a categorie molto rischiose. Credo che comportamenti di questo genere siano molto lontani dalla prassi delle banche italiane. La crisi del mercato subprime – ha detto – non è la malattia ma è sintomo di una malattia che sta colpendo il sistema finanziario internazionale". Secondo Onado, si è costruita "una enorme piramide finanziaria" che ha generato profitti per le banche ma le tecniche di valutazione e misurazione dei rischi si sono dimostrate "inadeguate": banche e istituzioni devono riportare "saggezza" nel sistema e capacità di monitoraggio nella valutazione dei rischi.

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