Mercurio, Legambiente: “Riconvertire impianti cloro-soda”

"La riconversione degli impianti cloro-soda (industrie che producono il cloro e la soda caustica) già dalla fine degli anni ’80 è un processo che non è più rinviabile, visto che le alternative al mercurio sono disponibili da decenni. E il Governo e la Conferenza Stato-Regioni devono approvare subito le ‘linee guida’ previste dalla direttiva europea che obbligano le imprese ad adottare la tecnologia a membrana". Sono le richieste di Roberto Della Seta presidente nazionale di Legambiente per garantire alla chimica italiana un futuro verde.

Oggi l’associazione ha presentato i risultati sulle emissioni di mercurio in atmosfera dei più grandi impianti cloro-soda. Le misurazioni, effettuate con uno strumento portatile, sono state realizzate nelle vicinanze dei 6 più grandi impianti di cloro-soda italiani: Porto Marghera (VE), Pieve Vergonte (VCO), Torviscosa (UD), Rosignano Marittimo (LI), Bussi sul Tirino (PE) e Priolo Gargallo (SR). I valori medi più alti sono stati registrati dentro l’impianto di Pieve Vergonte (oltre 1.500 ng/m3 con picchi di 35mila ng/m3), di Priolo (1.200 ng/m3 con valore massimo di 17mila ng/m3) e di Porto Marghera (186 ng/m3 e 1.500 ng/m3). All’esterno i risultati più significativi sono stati quelli di Torviscosa (516 ng/m3 e punte di 1.200 ng/m3) e Bussi sul Tirino (447 ng/m3 e un picco massimo di 7.700 ng/m3).

Confronti possono essere effettuati solo rispetto a quelli previsti negli Stati Uniti dall’Epa (300 ng/m3) e dall’Agenzia per il registro delle sostanze tossiche e delle malattie (200 ng/m3), nonché il valore medio annuo raccomandato dall’OMS nelle "Linee guida per la qualità dell’aria" pari a 1.000 ng/m3. Questo perché non esiste una normativa italiana o europea che fissi limiti per la concentrazione di mercurio in atmosfera.

Per Stefano Diafani, responsabile scientifico di Legambiente è "preoccupante lo scenario di sostanziale smobilitazione della filiera italiana della produzione di cloro e soda che non riesce a sostenere i costi dell’inquinante produzione con le celle al mercurio. Il nostro timore è che vengano trasferiti gli impianti nei Paesi meno esigenti sotto il punto di vista normativo, ambientale e sociale. Nel rapporto 2005-2006 di Federchimica si affronta il problema della perdita di competitività del settore. E tra le cause c’è una normativa ambientale considerata troppo ridondante e penalizzante".

"Le tecnologie a membrana, da sostituirsi a quelle a celle – ha detto il presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci – è il cuore del problema. Si tratta infatti di impianti meno inquinanti e con risparmio energetico. Ma in Europa è già da 20 anni. Da risolvere anche il problema del passato, quello delle bonifiche e delle risorse. Il pubblico non avrà mai i soldi per bonificare. Parte delle risorse deve quindi provenire dalle attività del sito industriale. Legambiente propone inoltre la istituzione di un Fondo per i cosiddetti siti orfani".

All’industria e più in generale l’economia italiana, l’associazione chiede di capire che norme ambientali come il Reach (il nuovo regolamento europeo sulle sostanze chimiche) non vanno considerate una penalità, bensì un’opportunità per investire sull’innovazione tecnologica e sulla qualità ambientale dei processi e dei prodotti che garantiscono quel valore aggiunto che può fare la differenza rispetto all’offerta dei Paesi emergenti. Infine Legambiente chiede al Governo di introdurre nel Codice ambientale una più efficace normativa sulla bonifica e il recupero dei siti già contaminati.

 

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