Mucca pazza, torna la paura?

Quello della donna livornese contagiata dal morbo della "mucca pazza", attualmente in gravi condizioni presso l’Ospedale di Livorno, sarebbe il secondo caso di contagio umano in Italia. Il Ministero della Salute precisa che "il caso in questione è stato diagnosticato ad ottobre 2009". Il 23 ottobre 2009 il Ministero aveva diffuso il seguente comunicato: "Un caso probabile di malattia di Creutzfeldt-Jakob variante è stato diagnosticato ieri in Italia. La malattia di Creutzfeldt-Jakob variante è causata dall’esposizione all’agente dell’encefalopatia spongiforme bovina (BSE) in seguito al consumo di cibo infetto. E’ il secondo caso riscontrato in Italia dopo il primo di diversi anni fa e si ritiene legato ad un’infezione occorsa prima dell’introduzione del divieto di utilizzo delle farine di carne per l’alimentazione dei bovini (dicembre 2000)".

"Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ed il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali giudicano le attuali misure normative e di gestione vigenti in Italia idonee a garantire la sicurezza degli allevamenti italiani e non ritengono quindi opportuno dover assumere nuove misure precauzionali".

La Cia-Confederazione italiana agricoltori sottolinea che quello di Livorno è un caso isolato che non deve suscitare alcuna preoccupazione perché i controlli in Italia sono ferrei e funzionano a garanzia di consumatori e allevatori. Bisogna quindi evitare allarmismi inutili e dannosi. "La carne italiana – sottolinea la Cia – è sicura e di grande qualità grazie ad un sistema di controlli scattato nel 2001 per fronteggiare l’emergenza Bse, che oggi è definitivamente scomparsa dai nostri allevamenti bovini. Da non dimenticare, poi, l’obbligatorietà dell’etichetta d’origine che garantisce sia i consumatori che gli allevatori. Per tale ragione – ricorda la Cia – questo caso non deve suscitare alcun timore tra i consumatori. D’altra parte, gli stessi dati lo confermano. Sull’intero patrimonio bovino nazionale, anche grazie all’impegno degli allevatori che hanno investito molto in qualità e sicurezza alimentare, continua un’attenta e molto rigida sorveglianza sanitaria".

Anche Coldiretti conferma che il consumo di carne italiana è del tutto sicuro grazie ad un rigido sistema di controlli introdotto con successo nel 2001 per far fronte all’emergenza Bse. "La Bse è praticamente scomparsa da anni dagli allevamenti italiani per l’efficacia delle misure adottate per far fronte all’emergenza come – sottolinea la Coldiretti – il monitoraggio di tutti gli animali macellati sopra i 30 mesi, il divieto dell’uso delle farine animali nell’alimentazione del bestiame e l’eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare. Ma anche e soprattutto l’introduzione a partire dal 1° gennaio 2002 di un sistema obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere l’origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che rappresenta una vera e propria carta d’identità del bestiame e consente di fare acquisti Made in Italy".

"A dimostrare che nei bovini la malattia della mucca pazza è ormai quasi completamente debellata sono – conclude la Coldiretti – i numeri forniti dalla Commissione Ue: nell’unione Europea dai 37.000 animali ammalati del 1992 si e’ passati, nel 2009 a soli 67, dei quali appena due casi in Italia su oltre 450mila test effettuati".

Il Presidente Assomacellai Confesercenti, Gian Paolo Angelotti, ha spiegato che "nessun tipo di capo bovino può essere macellato se non accompagnato dalla propria carta d’identità e se non è denunciato all’atto della nascita e della morte all’anagrafe bovina di Teramo. In questo senso, non può uscire dal macello se non ha il benestare e i timbri dell’autorità sanitaria corrispondenti. Inoltre, le carni devono essere trasportate da mezzi idonei e autorizzati e vendute nei negozi autorizzati sanitariamente. Anche se siamo in presenza solo di un secondo caso in 10 anni va mantenuta la giusta vigilanza ma in un clima di piena serenità e con la consapevolezza che a tutt’oggi la malattia è stata sconfitta. E soprattutto si deve avere fiducia dei macellai che in prima fila si assumono le loro responsabilità e sono oggetto da parte dell’autorità dello Stato di rigorosi controlli sanitari. Specie in questo momento si ribadisce dunque – conclude Angelotti – che la categoria intende operare con serietà e professionalità per garantire un consumo della carne in un contesto di sicurezza. E’ importante allora che i consumatori e gli operatori si rivolgano per acquistare la carne ai canali ufficiali, possibilmente italiani ed europei che adottano tutte le misure normative previste anche al fine di informare compiutamente la clientela".

Secondo il Codacons, invece, "le autorità sanitarie europee ma soprattutto quelle italiane non devono abbassare la guardia, effettuando controlli stringenti sulle partite di carne che entrano nel nostro paese". Il Presidente del Codacons, Carlo Rienzi, chiede che, per rassicurare gli italiani, il Ministero della salute renda pubblici i dati su controlli e sequestri di carne sospetta connessi al morbo della mucca pazza effettuati negli ultimi 2 anni in Italia.

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