NO PROFIT. Fundraising, organizzazioni adottano “buone pratiche”

Amnesty International, Greenpeace, Medici Senza Frontiere, Save the Children e l’Alto Commissariato delle Nazione Unite per i Rifugiati (UNHCR) hanno firmato un documento di ‘Buone Prassi’ per garantire maggiore trasparenza e affidabilità nella raccolta fondi realizzata mediante la tecnica del ‘face-to face’. Si tratta di uno strumento di autoregolamentazione di cui si dotano alcune organizzazioni per la prima volta. Le organizzazioni firmatarie di questo protocollo considerano "l’accountability" e la trasparenza nei confronti del pubblico di fondamentale importanza. Per questo i contenuti principali del documento sono tesi a garantire una formazione di qualità ai dialogatori e adeguate regole di comportamento e approccio. Inoltre i dialogatori devono avere un’immediata e certa riconoscibilità da parte del pubblico e sono tenuti a fornire ai potenziali sostenitori informazioni chiare e precise sulla causa e sulle attività a cui è destinata la raccolta fondi.

Ispirandosi al "Codes of Fundraising Practices" dell’Institute of Fundraising britannico, alcune tra le maggiori Organizzazioni No Profit (ONP) presenti in Italia, hanno sentito l’esigenza di dotarsi di linee guida per delineare le "Buone Prassi", da condividere e applicare nell’ambito del ‘face-to-face’. Ciò a tutela del donatore, dell’organizzazione ed anche del personale coinvolto: i dialogatori. Il ‘Face-to-face’, conosciuto anche come dialogo diretto, è una modalità di raccolta fondi basata sul’invito personale a effettuare donazioni regolari tramite domiciliazione bancaria o postale o carta di credito. L’attività si svolge prevalentemente in strada, in un luogo di pubblico accesso, o porta a porta e costituisce un mezzo efficace ed efficiente attraverso il quale le persone possono sostenere le ONP.

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