NUCLEARE. Chernobyl, 25 anni dopo. Pensando a Fukushima e al referendum

Da Chernobyl a Fukushima. Era il 26 aprile 1986 quando avvenne il disastro della centrale nucleare di Chernobyl e gli ambientalisti oggi lo ricordano con iniziative dimostrative, rivendicando la gravità di quanto accaduto, ribadendo i rischi legati al nucleare, chiedendo che non venga vanificato il referendum italiano sul nucleare sul quale "pesa" l’impatto del disastro avvenuto di recente in Giappone e l’intenzione del Governo italiano di prendere tempo per rilanciare l’iniziativa più avanti, come emerge dalle parole odierne del premier Silvio Berlusconi rilanciate dalle agenzie di stampa. "Se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire. Il governo quindi – ha detto Berlusconi – responsabilmente ha ritenuto di introdurre questa moratoria sul nucleare per far sì che si chiarisca la situazione giapponese e per far sì che magari dopo un anno o due si possa ritornare ad avere un’opinione pubblica consapevole della necessità di tornare all’energia nucleare".

Le affermazioni del premier non sono passate inosservate. Sostiene il Direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio: "Le dichiarazioni di Berlusconi svelano, se ce ne fosse ancora bisogno, il segreto di pulcinella: la moratoria sul nucleare è una vergognosa pagliacciata per evitare il referendum del 12 giugno. Il nucleare è una tecnologia in declino e può sembrare "il futuro per tutto il mondo" soltanto a una persona la cui testa in questa materia è rivolta al passato. Il peso del nucleare sulla produzione di elettricità globale è sceso dal 17,5% del 1999 al 13% del 2009, e questa tendenza continuerà. Dopo Fukushima, infatti, sarà più difficile estendere la vita utile degli impianti più vecchi, cosa che accelererà il declino del settore, che è già in atto".

Proprio questa mattina all’alba gli attivisti di Greenpeace hanno trasformato il Circo Massimo a Roma in un memoriale a cielo aperto, piantando duemila croci per ricordare le vittime della tragedia nucleare di Chernobyl nel giorno del 25° anniversario dell’esplosione del reattore. "Queste croci ricordano simbolicamente le vittime di Chernobyl – ha detto Salvatore Barbera, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace Italia -, ciò che abbiamo imparato dall’incidente è che l’energia nucleare è troppo pericolosa per avere un futuro. Una lezione che molti governi, compreso il nostro, si ostinano a ignorare".

Secondo uno studio pubblicato dall’associazione nel 2006, sulla base delle statistiche oncologiche nazionali della Bielorussia, i casi di cancro dovuti alla contaminazione sono stimati in 270mila di cui 93mila letali nei settant’anni successivi all’incidente. A marzo 2011 una squadra di esperti di Greenpeace ha realizzato una serie di analisi nella regione circostante la centrale, riscontrando sia un rischio per la fragilità del sarcofagoche attualmente copre il reattore, sia la presenza di alimenti contaminati nella zona.

Da Chernobyl a Fukushima, classificato come incidente di settimo livello dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. E una mobilitazione per l’Italia: sulle croci piantate dagli attivisti di Greenpeace c’è infatti la data del 12-13 giugno 2011, quando dovrebbe tenersi il referendum sul nucleare che "il governo italiano sta cercando di affossare". Secondo Greenpeace "il Governo, che è responsabile di aver cercato di riportare il nucleare in Italia, cerca solo di prendere tempo e di confondere i cittadini".

"È paradossale che a meno di due mesi dal referendum gli italiani non sappiano ancora con sicurezza se verranno chiamati a decidere su un tema tanto importante come quello del nucleare – prosegue Barbera – Il governo, invece di sabotare il referendum cercando di truffare gli italiani, deve dichiarare una volta e per sempre la fine del nucleare in Italia, prendendo impegni solenni per promuovere le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica".

Legambiente ricorda altri dati del disastro di Chernobyl: il 20% del territorio agricolo e il 23% delle foreste della Bielorussia sono state contaminate a causa della ricaduta al suolo dei radiosotopi radioattivi, contaminando così la catena alimentare. "Ancora oggi – afferma Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente – 7 milioni di persone vivono nelle zone più contaminate in Bielorussia, Russia e Ucraina, e sono costrette tutti i giorni a nutrirsi con cibo fortemente radioattivo".

L’associazione ambientalista si concentra anch’essa sulla pericolosità del sarcofago che copre la centrale e che dovrebbe essere sostituito: "Al suo interno si trova ancora oggi il 95% del materiale radioattivo presente al momento dell’incidente. Ma dal sarcofago fuoriescono polveri radioattive in quanto è ricoperto di buchi e crepe (più di 100 metri quadri), è fortemente instabile e il rischio di un collasso della struttura è molto elevato. Sono iniziati i lavori per la realizzazione di un nuovo sarcofago denominato l’arco, per il quale saranno necessarie 29 mila tonnellate di strutture metalliche. Per realizzarlo i costi complessivi sono di 1 miliardo e 600 milioni di euro, e attualmente mancano ancora molte risorse economiche per ultimare l’opera faraonica".

Il WWF interviene nel dibattito che si è innescato sulla pericolosità di Fukushima ribadendo che "il nucleare sicuro è soltanto uno slogan di marketing". Spiega l’associazione: "Negli ultimi giorni si è assistito ad un dibattito paradossale e di cattivo gusto secondo cui l’incidente di Fukushima è meno grave di quello di Chernobyl, così come ribadito oggi dal Governo giapponese secondo il quale le due catastrofi sarebbero di natura diversa e la quantità di radioattività rilasciata a Fukushima sarebbe di circa un decimo di quella rilasciata a Chernobyl. Non si capisce l’obbiettivo di questa argomentazione – ma se ne comprende la strumentalità – che vorrebbe, contro ogni evidenza, tranquillizzare l’opinione pubblica sul nucleare la cui pericolosità è ormai evidente a chiunque".

"Ad oggi – afferma il WWF in relazione al disastro nucleare in Giappone – non è possibile conoscere le conseguenze di questa crisi nucleare ma purtroppo l’esperienza ci insegna che l’ottimismo in questi casi non è mai un buon alleato. Fukushima dimostra che l’imprevedibile è tale per definizione e pertanto nonostante le strutture abbiano sostanzialmente retto sia allo tsunami che al terremoto, ben tre sistemi di avvio al raffreddamento, l’uno alternativamente all’altro, hanno fallito e potrebbero fallire ancora in altri impianti con la stessa tecnologia. Il nucleare sicuro è dunque soltanto uno slogan di marketing e nel nostro Paese dovrebbe fare i conti non solo con i problemi di dissesto idrogeologico ma anche con il dissesto amministrativo".

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