Nasce una nuova associazione dei consumatori europea

ROMA – E’ nata una nuova associazione dei consumatori europea. Si chiama European Consumers Union (ECU) ed è composta, per il momento dalle associazioni dei consumatori di 14 paesi dell’Unione Europea che sono, oltre all’Italia che con Federconsumatori e Adusbef ne è stata promotrice, Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Francia, Grecia, Lituania, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna Ungheria. Si tratta dunque di una vera e propria associazione dei consumatori che non si limiterà a svolgere il ruolo di lobby nei confronti delle istituzioni europee, ma cercherà di raccogliere le esigenze delle realtà associative grandi e piccole dei vari paesi, dando così voce a tutti i consumatori e sviluppando una reale politica del consumo consapevole.

"Questa è un’operazione storica e non c’è enfasi nel sottolinearlo" ha dichiarato Rosario Trefiletti, Presidente di Federconsuamtori, introducendo la presentazione di ECU, che si è svolta oggi a Roma. "Abbiamo costituito un’associazione autonoma dalle imprese, che discuterà realmente sulle politiche che interessano tutti i consumatori e lo farà prima che arrivino le leggi, cercando di avere anche una voce politica. In più – ha aggiunto Trefiletti – noi crediamo che quest’associazione possa essere utile anche al mercato e dunque alle aziende pur essendo indipendente da esse".

Il Direttore Generale di European Consumers Union è Diego Calabrese, vicepresidente di Federconsumatori ed Help Consumatori ha approfondito con lui l’origine di ECU.

Quando e come è nata l’idea di un’associazione dei consumatori europea?

In passato la Commissione Europea ogni anno convocava tutte le associazioni dei consumatori riconosciute nei vari paesi, per avere un confronto con loro. Quindi almeno una volta all’anno c’era un confronto diretto tra la DG Sanco e le associazioni dei consumatori presenti in Europa, che avevano occasione di intervenire con le loro proposte. Con l’avvento di Barroso e il taglio dei budget questa che era ormai una prassi consolidata da molti anni, è stata abrogata. Si è costituito il Gruppo di consultazione europeo dei consumatori, l’ECCG, composto da un rappresentante per paese e da un membro del BEUC. Quindi il livello di confronto è passato di colpo da un’assemblea generale ad una rappresentanza ristretta. In questo modo la rappresentanza dei consumatori è stata assunta nei fatti dalle organizzazioni più grandi e più attive nei vari paesi. Quindi la maggioranza del gruppo consultivo è sostanzialmente dell’unica associazione europea presente a Bruxelles, che è il BEUC e nei fatti la Commissione Europea sta dialogando solo col BEUC. Dunque c’era l’esigenza da parte di tutti i paesi di avere una rappresentanza più vasta che raccogliesse le opinioni delle altre associazioni escluse dal BEUC. Noi, ad esempio, non ci sentiamo rappresentati dal BEUC perché loro sviluppano una politica estremamente liberista, quindi non garantiscono quella rappresentanza sociale che il mercato deve garantire, cioè l’accesso delle classi meno abbienti ai servizi e ai beni di consumo; fanno una politica indifferenziata dei consumatori mentre la realtà dei consumatori purtroppo si divide tra ricchi e poveri e l’accesso ai beni e i servizi deve essere garantito a tutti. Questa è la nostra filosofia sociale di fondo su cui vogliamo aggregare questa nuova associazione europea.

Quindi l’ECU nasce in opposizione al BEUC?

No, nasce come altra voce accanto al BEUC. Tra di noi c’è chi sostiene che ormai il BEUC sia diventata una lobby di editori del consumo, visto che rappresenta giornali, come l’italiano Altroconsumo, che sono ormai un gruppo editoriale molto forte. Questo ci sembra una devianza della rappresentanza. E’ come se la Commissione Europea, per un confronto con gli automobilisti, facesse riferimento soltanto a Quattroruote. Quest’unica voce produce sicuramente un’anomalia. Noi, a differenza del BEUC, come punto di riferimento abbiamo scelto il Parlamento Europeo che è appena stato rafforzato dal Trattato di Lisbona. Quindi noi vogliamo essere prima di tutto interlocutori politici nel rappresentare gli interessi dei consumatori. A gennaio scorso abbiamo fatto un’audizione con alcuni parlamentari sulla proposta di direttiva comunitaria sul risarcimento collettivo, contenuta nel Libro Verde. La nostra priorità nei prossimi mesi sarà proprio quella di far approvare una class action europea, visto che quella che c’è in Italia è praticamente ingestibile, mentre in altri 10 Paesi dell’Ue esiste una normativa sul risarcimento collettivo. Accanto a questa priorità ci sono poi le politiche sulla tracciabilità dei prodotti, sulla sicurezza dei prodotti, sull’equità e la sostenibilità del mercato.

Qual è il ruolo dell’Italia all’interno di ECU?

Al momento fondativo noi italiani, come Federconsumatori e Adusbef, siamo stati i promotori. Ci sono altre associazioni italiane che parteciperanno, Assoutenti ad esempio ha già dato l’adesione. Negli altri paesi anche sta succedendo la stessa cosa e speriamo di arrivare in tutti e 27 gli Stati membri. Abbiamo previsto già le assemblee generali per fare il bilancio dell’attività. Prevediamo di lavorare anche attraverso il nostro sito che lanceremo a gennaio.

Quindi ci sarà la possibilità di dare voce ai cittadini?

Non solo daremo voce ai cittadini, ma saranno loro i protagonisti delle nostre iniziative, a partire dalla raccolta di firme alla partecipazione diretta sulle proposte. Faremo anche delle iniziative a Bruxelles con la gente, come lo sciopero della spesa, quindi attività di movimento oltre che di lobby.

Potrebbe essere questo un tentativo effettivo di unire le associazioni dei consumatori, che solitamente sono divise?

Per l’Italia è sicuramente un modo per aggregare chi ha voglia di fare iniziative comuni. Ciò non toglie che il pluralismo è pur sempre il sale della democrazia. E dunque se a Caltanissetta si trova il CODICI mentre non c’è Federconsumatori l’importante è che ci sia qualcuno che si occupa dei cittadini. Il problema non è tanto che ci sono tante teste, ma che chi deve dirigere deve essere capace di farlo, riuscendo a sintetizzare e concretizzare le proposte.

di Antonella Giordano

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