Nucleare, Ferrante (PD): 200 imprenditori dicono no

Pubblichiamo di seguito l’intervento del senatore Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club, sul nucleare.

"Anche gli imprenditori e gli industriali dicono no al ritorno del nucleare in Italia. Sono già più di 200 le firme di imprenditori, manager e professionisti all’appello ‘Invece del nucleare’ lanciato dal Kyoto Club (adesioni su www.kyotoclub.org), affinchè il Governo riveda la scelta di un costoso e improduttivo ritorno all’energia atomica per il nostro Paese". Lo dichiara il senatore Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club.

"Il ritorno al nucleare in Italia – continua Ferrante – sarebbe un salasso di risorse che drenerebbe gli investimenti fuori dall’Italia, a discapito dei settori della green economy che possono attivare, come in parte stanno già facendo, ricadute economiche e occupazionali immediate.
L’elenco dei firmatari dell’appello è aperto da tre nomi di rilievo: Pasquale Pistorio, il manager che ha guidato con grande successo la STMicroelectronics, Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, e Gianluigi Angelantoni, a.d. del gruppo omonimo che, assieme a Siemens, lavora sulle nuove frontiere del solare termodinamico".

‘Invece del nucleare’ – spiega Ferrante – non è un manifesto ambientalista, ma un appello al buonsenso di chi deve guidare la politica energetica del nostro Paese, che ha bisogno innanzitutto del rafforzamento delle reti elettriche, l’incentivazione dei sistemi di stoccaggio dell’energia e l’efficiente uso delle energie rinnovabili.

Lo scenario attualmente prospettato dal Governo, 25% di elettricità atomica e 25% di rinnovabili al 2030 – sostiene il senatore Pd – comporterebbe una enorme distrazione di risorse a discapito delle nuove energie. La costruzione delle centrali interesserebbe, peraltro, una piccola minoranza di società italiane, mentre larga parte degli investimenti finirebbe all’estero. Nella migliore delle ipotesi, quando fra 10-12 anni si iniziasse a generare elettricità nucleare, se ne avvantaggerebbero pochi comparti industriali energivori e sarebbe lo Stato, attraverso la fiscalità generale, o gli utenti attraverso l’aumento delle bollette, a cofinanziare il nucleare."

"Il consenso per il nucleare nel Paese è sempre più limitato, dunque non bisogna perdere tempo prezioso, affrontando da subito la sfida energetica del futuro con scelte rapide e dinamiche" – conclude Ferrante.

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