OGM, tecnologia all’avanguardia o superata?

OGM sì, OGM no. Fanno male o sono soltanto un’evoluzione dell’industria alimentare? Andranno ad arricchire le nostre tavole o le impoveriranno in termini di qualità e nutrimento? Sono questi i dubbi più frequenti che ruotano attorno alla questione sempre attuale degli Organismi Geneticamente Modificati. Purtroppo non ci sono risposte definite a queste domande, ma tra i sostenitori degli OGM e i contrari la verità non sta nel mezzo.

La verità sta nel capire quali sono i rischi legati agli OGM, quali sono i rischi prevedibili e quelli imprevedibili, partendo dai dati scientifici. Ma non basta affidarsi al parere degli esperti. Ad un certo punto è necessario l’intervento della società civile, in primis della politica, che deve decidere se questi rischi intende correrli o meno.

Da queste premesse è partito il convegno "Agricoltura e biotecnologie: il fronte della ricerca tra un’avanguardia silenziosa e un’innovazione superata", che si è tenuto questa mattina a Roma, con il patrocinio del Comune di Roma. Il convegno scientifico ha visto intervenire professori universitari, ricercatori, esperti e politici interessati alla questione delle colture transgeniche, con particolare attenzione per gli aspetti della biosicurezza e della salvaguardia del patrimonio e delle eccellenze dell’agroalimentare italiano.

A margine del convegno Help Consumatori ha chiesto a Sergio Marini, Presidente della Coldiretti, di spiegare il senso di quest’iniziativa.

"Prima di tutto lo studio, la ricerca e il tentativo di mettere a disposizione dati che sono oggi marginalizzati. Purtroppo oggi nei giornali leggiamo che gli Ogm sono un fatto ormai entrato nella dieta dei consumatori. Ci sono invece scienziati che accompagnano un percorso di valutazione critica per quanto riguarda le biotecnologie che si presentano come una tecnologia ormai obsoleta, di certo non sono un’acquisizione che può accompagnarci in un futuro di agricoltura di qualità e di sicurezza dei consumi. Queste tecnologie rappresentano ancora una soglia piena di insidie inesplorate, per cui l’atteggiamento deve essere precauzionale. Il ricorso alla scienza diventa sempre più necessario, ma sempre meno sufficiente, perché ciò che è vero oggi può non esserlo domani. Le teorie scientifiche quando vengono falsificate da esperienze di laboratorio non si dimostrano più vere e come tali possono creare dei rischi. E secondo noi questi rischi vanno regolati dalla politica, non possono occuparsene soltanto gli esperti".

La decisione della Commissione Europea di conferire agli Stati membri la libertà di decidere se autorizzare o no queste coltivazioni è un fatto positivo?

"Sicuramente lo è – ha risposto Marini – anche se ci piacerebbe pensare ad un’Europa che sceglie il proprio destino in maniera coerente e coeso. Almeno in Italia salviamo il nostro patrimonio alimentare. Il nostro Paese dovrà rafforzare i controlli e avere un apparato di ricerca autorevole per far sì che quello che arrivi sulle tavole dei consumatori siano cibi privi di OGM".

Tra gli interventi del convegno, uno dei più decisi è stato quello del Professor Marcello Buiatti, dell’Università di Firenze. Il Professore studia le colture transgeniche da diversi anni, attraverso un sistema di valutazione integrata dei rischi che permette di capire effettivamente se gli OGM sono dannosi o meno. E dal suo lavoro il Prof. Buiatti ha concluso che gli OGM sono sicuramente una tecnica obsoleta.

"E’ dagli anni ’80 che ne parliamo, nel 1996 sono stati immessi i primi OGM: si tratta di 4 piante con 2 geni modificati. Oggi siamo ancora lì, non c’è stato nessun progresso perché evidentemente non c’è l’interesse. Oggi sono 3 le multinazionali che controllano tutto il mercato dell’agroalimentare e loro non hanno investito nella ricerca. Perché? La risposta è semplice – ha spiegato il Prof Buiatti – queste multinazionali guadagnano sui brevetti che fanno salire gli indici in borsa". Dunque secondo il Professor Buiatti gli OGM non servono a nulla, ma sono soltanto un modo per aumentare le royalties delle industrie. Dall’altro lato, però, non sono controllati, sono dannosi all’agricoltura, non migliorano la produzione alimentare, aumentano il pericolo dei diserbanti che possono essere utilizzati fino al raccolto e quindi noi ne mangiamo di più.

Come se non bastasse, gli OGM alterano la biodiversità naturale, causano un danno significativo alle popolazioni di organismi naturali, determinano una forma nuova di inquinamento ed hanno un effetto a cascata sul funzionamento degli ecosistemi naturali, con conseguenze sulla produzione di beni e servizi da parte del capitale umano.

E i rischi sulla salute umana? Non ci sono risposte certe, ma numerosi studi hanno evidenziato il rischio di una resistenza agli antibiotici, di una maggiore allergenicità e intolleranza, della creazione di nuovi virus e, addirittura della riattivazione di tumori ormai superati. Per non parlare degli effetti imprevedibili e delle alterazioni nella qualità e nel valore nutrizionale dei cibi. Perché una tecnologia dovrebbe impoverire un cibo che in natura è ricco? Il progresso non dovrebbe avere questo come obiettivo.

di Antonella Giordano

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