OGM. Al via la coalizione contro gli organismi transgenici

Stop ai prodotti biotech. Le principali organizzazioni nazionali interessate all’argomento dicono no agli organismi trangenici, aderendo alla coalizione "ItaliaEuropa ­ Liberi da Ogm". L’iniziativa, che anticipa la consultazione in programma dal 15 settembre al 15 novembre 2007, è stata presentata oggi a Roma dal suo coordinatore e presidente della Fondazione Diritti Genetici, Mario Capanna.

Le organizzazioni facenti parti della coalizione contro gli ogm, (Acli, Adoc, Adusbef, Aiab, Alpa, Assocap, Cia, Cic, Citta del vino, Cna, Codacons, Coldiretti, Confartigianato, Coop, Copagri, Federconsumatori, Focsiv, Fondazione Diritti Genetici, Greenpeace, Legambiente, Libera, Res Tipica, Slow Food Italia, Vas, Wwf) lavoreranno insieme per due mesi per raccogliere le firme dei cittadini in una sorta di referendum propositivo. E’ possibile votare contro gli ogm anche connettendosi all’apposito sito web (www.liberidaogm.org).

Ferma la presa di posizione di Slow Food, da sempre contraria all’uso degli organismi geneticamente modificati in agricoltura. "L’associazione, – dichiara dichiara Roberto Burdese, presidente di Slow Food/Italia – è convinta che gli Ogm non sono una soluzione ai problemi dell’agricoltura e dell’alimentazione sul nostro pianeta. Pertanto Slow Food Italia aderisce con convinzione alla coalizione ItaliaEuropa-Liberi da Ogm e alla campagna nazionale oggi presentata alla stampa".

"Slow Food – prosegue Burdese – ha potuto raccogliere direttamente la testimonianza di tanti contadini che hanno fatto l’esperienza deludente di utilizzare organismi geneticamente modificati, ma soprattutto ha dato voce a coloro che hanno trovato soluzioni praticabili e totalmente diverse, basate sulla salvaguardia della biodiversità e sul recupero dei saperi tradizionali, su modelli di filiera corta e di economia locale. Per Slow Food quindi è importante che la campagna ItaliaEuropa – Liberi da Ogm parta dall’Italia, Paese che della tipicità agroalimentare ha fatto la sua bandiera, per estendersi presto a tutta Europa e al resto del mondo".

Ma perché dire no agli Ogm? Secondo Greenpeace sono questi i principali motivi della battaglia contro il biotech:
-L’industria biotech finora è riuscita a commercializzare Ogm con due sole caratteristiche principali: la resistenza agli erbicidi e agli insetti.
-Dopo dieci anni di coltivazione a livello commerciale di prodotti transgenici, la gran parte di queste sono ancora concentrate in un piccolo numero di Paesi.
-Il netto rifiuto verso il cibo Ogm ha limitato l’industria a solo quattro colture principali, destinate all’uso industriale o mangimistico: soia, mais, cotone e colza. I tentativi per introdurre alimenti base come riso o frumento biotech, si sono arenati a causa del forte rifiuto riscontrato.

"In Italia, l’alimentazione animale – spiega Federica Ferrario, responsabile della campagna Ogm di Greenpeace – è rimasta l’unico vero ricettacolo degli Ogm, perchè qui i consumatori ne perdono le tracce, dato che su prodotti quali latte, carne, uova e formaggio, le etichette non specificano se sono stati usati Ogm nell’alimentazione dell’animale di provenienza. Gli Ogm, in
questo modo, sono entrati nelle stalle anche di alcuni dei prodotti più apprezzati, come nel caso del Parmigiano-Reggiano."

"Il prossimo bersaglio del mondo biotech, afferma Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace – è la nostra agricoltura, il nostro territorio. La coesistenza fra coltivazioni Ogm, biologiche e tradizionali è impossibile. Questa consultazione è l’occasione per scegliere un futuro sostenibile per la nostra agricoltura, che si deve continuare a caratterizzare per la sicurezza ambientale e alimentare e che punti sulla qualità, quindi, priva di Ogm."

Per la Cia (Confederazione italiana agricoltori) è fondamentale coinvolgere i cittadini su una problematica di tale rilevanza sociale. "Il nostro ‘no’ agli Ogm- evidenzia il presidente della Confederazione, Giuseppe Politi – è fermo. Per questa ragione ci impegneremo con iniziative in tutto il territorio nazionale affinché ci sia una decisa mobilitazione per tutelare il nostro agroalimentare, fatto di qualità e tipicità, per difendere i consumatori, per dare certezze ai produttori agricoli".

"Anche in questa occasione, come Cia – dichiara il presidente confederale – davanti al problema degli Ogm poniamo punti irrinunciabili: sicurezza alimentare e principio di precauzione; tutela dei consumatori e dei produttori agricoli; salvaguardia e valorizzazione dell’agricoltura italiana diversificata e saldamente legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle nostre variegate realtà rurali; qualità e difesa delle nostre sementi e delle culture produttive; certezze per gli agricoltori. Quindi, un forte impegno per la genuinità degli alimenti, per un cibo sicuro e fondato sulla biodiversità". "La Cia – conclude Politi – si impegnerà perché la Consultazione nazionale abbia, con il ‘si’ dei cittadini, un successo significativo e possa così aprire un futuro dove vi sia un modello agroalimentare libero da Organismi geneticamente modificati, sicuro e rispettoso dell’ambiente e del clima".

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