OGM. Altroconsumo: libertà di scelta. Legambiente: no a normativa comunitaria su coesistenza (2)

Diritto all’informazione e libertà di scelta per il consumatore nei confronti dei prodotti Ogm: lo afferma Altroconsumo in occasione della tavola rotonda "Ogm: una strada senza ritorno?", organizzata oggi a Roma dal Corpo Forestale dello Stato e dal MiPAF, ora Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Gli Ogm sono un elemento di attenzione per la sicurezza alimentare. "Per genetica liberi di scegliere": questo (che è anche il titolo dell’ultima ricerca realizzata sul tema) lo slogan sostenuto e argomentato da Franca Braga, Supervisore ricerche alimentari di Altroconsumo. "È nel Dna delle associazioni consumatori schierarci per il diritto di scegliere liberamente – ha detto Braga – Da parte nostra non respingiamo per principio il progresso tecnologico ma chiediamo garanzie che lo sviluppo avvenga in modo etico. Il consumatore italiano, europeo e anche mondiale deve poter scegliere, ha il diritto di sapere cosa sta mangiando, ha il diritto di essere correttamente informato. Tutto ciò significa evidentemente etichette sugli alimenti Ogm, etichette chiare, complete e non ingannevoli".

Quali sono le richieste dei consumatori europei in materia di Ogm? Le autorizzazioni sulle colture Ogm devono essere date dopo attenta valutazione, spiega Braga, caso per caso e in totale trasparenza e indipendenza. Tutti gli studi effettuati dai produttori devono essere accessibili a tutti e sottoposti a un serio dibattito scientifico. A livello europeo ogni decisione deve essere comune a tutti i Paesi. Tutte le decisioni devono essere rivedibili alle luce delle scoperte scientifiche. Inoltre i produttori, secondo la rappresentante di Altroconsumo, devono essere responsabili dei rischi; deve essere garantito il diritto di scelta dei consumatori con la trasparenza delle informazioni e deve essere garantita la vera coesistenza fra diverse forme di agricoltura, non solo per coloro che intendano avvalersi di Ogm ma anche per chi non intende farlo.

È valutato positivamente l’obbligo di etichettatura di tutti gli alimenti e i mangimi con Ogm superiori alla soglia dello 0,9%. Gli elementi negativi sono invece ricondotti all’assenza di etichette per carni e derivati, alla tolleranza nei confronti di Ogm non autorizzati e all’eccessivo uso dell’etichetta negativa "Ogm free" o "No-Ogm", un bollino che finisce per rispondere spesso a esigenze di marketing. Sulla coesistenza, infine, servono – afferma Braga – misure più concrete per favorire la libertà di scelta dei consumatori. "La raccomandazione del 2003 è generica e non è garanzia di libertà di scelta né dei coltivatori né dei consumatori. Se lo 0,9% diventa un obiettivo è facile che il limite aumenterà: e nella produzione biologica il consumatore si aspetta la non presenza di Ogm e non lo 0,9%".

Sulla coesistenza si riunirà lunedì prossimo il Consiglio europeo dell’Agricoltura. Critico il commento di Legambiente. "Nessuna necessità di una normativa comunitaria sulla coesistenza. E nessuna necessità di introdurre la soglia di ‘contaminazione accidentale’ pari allo 0.1%. Si deduce che l’Unione europea si muova contro i suoi cittadini": lo ha affermato Legambiente dopo essere venuta a conoscenza del contenuto delle "Conclusioni del Consiglio" sulla coesistenza delle coltivazioni transgeniche con quelle convenzionali e biologiche. Il documento che verrà presentato a Bruxelles lunedì prossimo, 22 maggio, dovrà essere discusso e approvato dai 25 ministri del Consiglio Agricoltura.

La preoccupazione di Legambiente è motivata dal fatto che senza una normativa rigorosa che possa prevenire qualsiasi contaminazione genetica delle colture convenzionali e biologiche, non viene riconosciuto il diritto dei governi nazionali e delle regioni di istituire aree ogm-free al fine di prevenire tale contaminazione. Inoltre non si fa alcun riferimento neanche alla necessità di introdurre, sia per tutte le sementi che per le produzioni biologiche, una soglia di "contaminazione accidentale" pari al livello di rilevabilità ossia dello 0.1%. "Grave non sentire la necessità di proteggere la maggioranza dei cittadini che si oppone agli Ogm – ha dichiarato Mauro Albrizio, ufficio europeo di Legambiente di Bruxelles – La riunione di lunedì rappresenterà per il nuovo ministro De Castro un banco di prova determinante. È evidente la necessità di opporsi con forza ad una simile posizione comunitaria sulla coesistenza che, favorendo la contaminazione transgenica delle nostre produzioni tipiche e biologiche, rischia di compromettere definitivamente il futuro dell’agricoltura italiana fondato sulla qualità".

In Italia 15 regioni e oltre 1300 comuni italiani hanno detto no alle coltivazioni transgeniche; sono 153 i prodotti a marchio Dop e Igp e 353 quelli Doc e Docg. E l’Italia è al primo posto in Europa per produzioni tipiche (sono 4.100 i prodotti agroalimentari tradizionali) ed è il primo paese per le produzioni biologiche con 1.162.212 ettari, pari al 7% della superficie agricola coltivata. "Tutto questo – conclude Legambiente – non può essere compromesso da una politica comunitaria suicida sulla coesistenza. Il nuovo governo deve opporsi con ogni mezzo".

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