OGM. Campagna per la sostenibilità del cibo: “Coop distingua i prodotti Ogm-free dagli altri”

Costringere la grande distribuzione a dichiarare l’uso di mangimi Ogm nei prodotti che vende. E nel lungo termine far sì che tali prodotti non siano più venduti, almeno dalle sigle della distribuzione che si stanno mobilitando per un’Italia libera da Ogm. È questo lo spirito che anima la mobilitazione che si sta diffondendo in Italia e che sta riunendo sigle diverse intorno alla Piattaforma per i Comitati per il cibo trasparente e sostenibile.

Come si legge nel documento, "i Comitati devono acquisire dati, chiedere trasparenza sul cibo a chi lo vende, in particolare a quella grande distribuzione come la Coop, tra le poche che dichiara di essere per la Sostenibilità". La prospettiva è quella di lanciare una campagna per conoscere il nome dei prodotti "incriminati" e lanciare "un forte boicottaggio dei cibi prodotti dalle grandi multinazionali con mangimi Ogm".

Insieme al documento della Piattaforma, l’iniziativa comprende una email da inviare alla Coop, attiva già nel 2007 nell’iniziativa "Italia liberi da Ogm", per chiedere che non vengano confusi sugli stessi scaffali i prodotti Ogm-free da quelli che usano mangimi Ogm, come soia e mais. Ne abbiamo parlato con Vittorio Bigliazzi, della direzione nazionale Movimento Difesa del Cittadino e responsabile di MDC Liguria, che spiega come la mobilitazione abbia origine da lontano, a Genova già con Mobilitebio, la "mobilitazione contro la tecnica biologica".

"Le associazioni coinvolte saranno tutte quelle che aderiscono. Sono gli amici del movimento Sem terra, di via Campesina, della sovranità alimentare, e partecipiamo anche noi. Ognuno si impegna con i suoi amici e soci. Cosa si vuol fare? Siccome la Coop aveva già iniziato la battaglia "Italia liberi di Ogm", nel 2007, vogliamo fare in modo che quando io, socio Coop, vado lì, non compro prodotti Ogm. Si chiede alla Coop di caratterizzare molto bene i prodotti che sono senza Ogm e specificarli bene, come accade con i reparti dei prodotti dedicati ai celiaci, che sono chiaramente indicati. E poi fare una campagna con la quale rifiutare i prodotti delle aziende che usano Ogm per gli alimenti del bestiame".

Bigliazzi ci mette del suo: prima di arrivare al boicottaggio delle aziende, che può essere oggettivamente difficile considerata l’esistenza di contratti commerciali, si potrebbe cominciare a classificare e distinguere i prodotti provenienti da animali che usano mangimi Ogm mettendoli in un apposito scaffale, dove la presenza Ogm sia chiaramente indicata. "Chiediamo alla Coop che faccia azione con noi e si rivolga alla aziende che prendono mangimi Ogm per dire che non li venderanno più. Vogliamo fare un passo intermedio? Allora facciamo un settore – spiega Bigliazzi – dove ci sia scritto "prodotti con Ogm", perché capisco pure la difficoltà di dire no alle aziende che usano mangimi Ogm, data la presenza di rapporti e contratti che durano a lungo. Personalmente propongo quindi di cominciare con una netta distinzione sugli scaffali e poi interrompere i contratti appena scadono".

 

di Sabrina Bergamini

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