OGM. Chi deciderà? Bruxelles o gli Stati membri?

Misure specifiche sulla conservazione e sull’applicazione delle distanze di isolamento possono limitare o evitare la commistione delle colture geneticamente modificate di mais con quelle convenzionali o biologiche. E’ quanto recita il Rapporto presentato oggi dal Commissario alla salute e alla tutela dei consumatori, John Dalli, al Consiglio dei Ministri UE dell’Agricoltura. Il Rapporto elenca alcune buone pratiche che, come ha precisato Dalli, sono applicabili nel quadro del nuovo approccio della Commissione alla coesistenza delle coltivazioni OGM adottato nel mese di luglio".

A luglio, infatti, la Commissione europea ha presentato una proposta sulle coltivazioni degli OGM che, in base al principio di sussidiarietà, consente ad ogni Stato membro di decidere autonomamente in merito alle coltivazioni.

Ma non tutti i Paesi sono d’accordo con questa posizione. Italia, Francia e Germania hanno espresso, in sede di Consiglio, il loro dissenso riguardo alla proposta della Commissione europea di delegare agli Stati membri la decisione di "bandire" o meno la coltivazione di Ogm dal loro territorio praticamente senza dare particolari motivazioni. Secondo il Ministro delle politiche agricole, Giancarlo Galan, la "libertà di scelta" proposta è in realtà un vulnus al principio del mercato unico. Il Ministro è convinto che sull’argomento l’Europa debba avere una sua posizione unica, unitaria, forte e solida, visto che si confronta con le grandi agricolture mondiali di Usa, Canada, Cina, Brasile.

Secondo Confagricoltura la posizione espressa dai tre Paesi, in questa fase interlocutoria di confronto europeo, è responsabile: "hanno consapevolezza che su una materia così importante, e con conseguenze a livello globale, non si debba marciare in ordine sparso. Dello stesso avviso è – ricorda Confagricoltura – il Copa, l’organismo di rappresentanza degli agricoltori europei, che ha chiesto anch’esso che in materia di Ogm si decida in modo coordinato a Bruxelles".

Confagricoltura ricorda che Francia e Germania hanno sostenuto una moratoria unilaterale della coltivazione di Ogm tuttora in vigore. E nonostante ciò intendano "centralizzare" le decisioni a livello europeo. Per quanto riguarda il nostro Paese – in attesa delle decisioni di Bruxelles – si stanno definendo le linee guida di coesistenza che le Regioni discuteranno il prossimo 30 settembre. Confagricoltura auspica che, invece di un bando, l’Italia preferisca definire linee guida percorribili, realistiche e proporzionali all’obiettivo, che non costituiscano surrettiziamente un divieto di fatto per la coltivazione Ogm. Sarebbe questa una contraddizione rispetto alla linea europeista e laica espressa dal ministro Galan al Consiglio agricolo di oggi.

Toni più duri dalla task force Italia libera da Ogm composta da 27 organizzazioni del mondo produttivo, del consumo e dell’ambiente: "Come Ponzio Pilato il Ministro delle Politiche Agricole Giancarlo Galan continua un girono si e l’altro pure a parlare di ogm senza però ancora averci fatto capire come la pensa. E’ ben diversa la posizione di chi come la Francia e la Germania si appella ad una decisione Europea avendo già scelto il no alla coltivazione del mais transgenico con l’attivazione della clausola di salvaguardia, da chi come Galan non avendo il coraggio di dire la sua spera che l’Europa decida anche per l’Italia. Se Galan è favorevole agli Ogm se ne assuma fino in fondo, da Ministro, la responsabilità, si faccia dare l’ok dal Parlamento e Regioni e poi porti la posizione in Europa. Fino a quando gli agricoltori e i cittadini europei non potranno essere sicuri che i pericoli delle colture geneticamente modificate saranno affrontati a fondo, Galan e i Ministri dell’UE dovrebbero richiedere una moratoria sulle nuove autorizzazioni".

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