OGM. Clausola di salvaguardia, interrogazione di Lannutti al Mipaaf

In un’interrogazione presentata al Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali il senatore Elio Lannutti chiede di sapere quali iniziative intenda assumere il Governo, nelle sedi di competenza, al fine di rafforzare il principio sancito con la clausola di salvaguardia affinché ogni Stato possa autonomamente vietare, in caso di pericolo per la salute, sul proprio territorio la coltivazione di sementi OGM.

L‘interrogazione prende le mosse dalla considerazione che una recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (UE), che si è espressa in merito alle condizioni con le quali le autorità francesi hanno agito nel 2007 e nel 2008 per porre il divieto provvisorio al mais prodotto dalla Monsanto, ha stabilito che la Francia non poteva vietare la commercializzazione del mais OGM (organismo geneticamente modificato) Mon 810 appellandosi alla clausola di salvaguardia. La sentenza – fa notare il senatore – non è passata inosservata tanto che Fabrizio Fabbri, direttore scientifico della fondazione Diritti genetici, commentandola sostiene che il problema sta «nell’inadeguatezza sostanziale della clausola di salvaguardia prevista dalla direttiva 2001/18 e delle misure urgenti previste dal regolamento 1829/2003 come strumenti messi a disposizione degli stati membri per vietare gli Ogm sui propri territori”. (…) ”Tanto è vero – continua Fabbri – che la Commissione europea ha annunciato la conclusione della riforma completa di tutta la normativa riguardante gli Ogm entro la fine dell’anno. Sarebbe necessario – spiega il direttore scientifico della Fondazione Diritti Genetici – rivedere il concetto stesso di una clausola di salvaguardia in cui l’onere della prova spetta a chi decide di invocarla anziché al produttore, come accaduto per decenni nel campo della chimica. Con l’aggravante che, nel caso degli Ogm, la ricerca indipendente che dovrebbe occuparsi di provare ed analizzare eventuali rischi, è complicata dalla presenza dei brevetti sui semi detenuti dalle multinazionali, che rendono estremamente difficile lo svolgimento di studi indipendenti che possano eventualmente confutare le analisi fatte dalle aziende". ”Ora staremo a vedere – conclude (…) – cosa deciderà la Commissione europea sulla base della sentenza, se mettere la Francia in stato di mora oppure no. Anche perché questo aprirebbe un caso politico molto più ampio, visto che sono tanti gli Stati membri che hanno invocato la clausola di salvaguardia, compresa l’Italia"» (si veda il sito della richiamata fondazione).

Anche Greenpaeace afferma in una nota che la messa in discussione del bando francese al mais transgenico Mon810, da parte della Corte di giustizia dell’UE, si basa sul fatto che la Francia ha adottato il divieto prendendo come base le norma sbagliata; dunque, secondo l’associazione ambientalista, si è di fronte a motivazioni "formali". E’ sulla base di queste considerazioni che Lannutti chiede di sapere quali iniziative intenda assumere il Governo.

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