OGM. Coltivazioni a Pordenone, Gip: multa, confisca e distruzione dei prodotti del campo

Venticinque mila euro di multa, confisca e distruzione dei prodotti del campo di Fanna (Pordenone) dove e’ stato seminato mais Ogm. Lo ha deciso il Gip di Pordenone con un decreto penale di condanna emesso nei confronti di Giorgio Fidenato, presidente dell’associazione ‘Agricoltori Federati’, che lo scorso aprile aveva utilizzo sementi transgeniche. A giugno la Coldiretti locale aveva presentato un esposto alla procura della Repubblica. A luglio, invece, le analisi sui campioni prelevati da Greenpeace ed effettuate da un laboratorio certificato avevano confermato che si trattava di MON810, un mais OGM brevettato dalla statunitense Monsanto.

Greenpeace ha espresso soddisfazione per la decisione del Gip e ha chiesto che, oltre a distruggere immediatamente il campo OGM, venga effettuata un’attenta stima dei danni legati a questo atto scellerato, che non devono certo ricadere sugli agricoltori onesti o sugli Enti pubblici. Vanno verificate non solo le contaminazioni delle coltivazioni di quest’anno, ma è necessario valutare anche un piano di monitoraggio delle coltivazioni per la prossima stagione di semina. Greenpeace ha ricordato che "il campo OGM in Friuli viola il Decreto Legislativo 24 aprile 2001, n. 212, che prevede il rilascio di una specifica autorizzazione per la loro semina, in assenza della quale è prevista la pena dell’arresto da sei mesi a tre anni o dell’ammenda fino a € 51.700. Inoltre, il Decreto firmato lo scorso aprile dai Ministri di agricoltura, salute e ambiente, vieta espressamente di coltivare mais OGM MON810 in Friuli. Per questo lo scorso luglio gli attivisti di Greenpeace sono entrati nel campo di Vivaro, in provincia di Pordenone, tagliando, isolando e mettendo in sicurezza le parti superiori delle piante di mais transgenico che producono il polline, responsabile della contaminazione".

Soddisfazione espressa anche da parte della Task Force per un’Italia libera da OGM, composta da Acli, Adoc, Adusbef, Aiab, Amab, Campagna Amica, Cia, Città del Vino, Cna alimentare, Codacons, Coldiretti, Crocevia, Fai, Federconsumatori, Federparchi, Focsiv, Fondazione Univerde, Greenaccord, Greenpeace, Lega Pesca, Legacoop Agroalimentare, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Slow Food, Unci, Vas e Wwf. A seguito dello stop dei comportamenti ritenuti colpevoli, la Task Force si attende ora la distruzione del raccolto per eliminare ogni equivoco ed incertezza rispetto alla tutela della competitività delle nostre produzioni agricole e alimentari.

A questo proposito la Task Force sollecita gli assessori all’agricoltura, che si riuniranno in sede di Conferenza delle Regioni il 30 settembre p.v., ad assumere una posizione assolutamente contraria all’approvazione delle linee guida di coesistenza tra colture GM, convenzionali e biologiche. In attesa della completa definizione del nuovo quadro comunitario di riferimento in materia di OGM, che lascia liberi gli Stati membri di scegliere circa la coltivazione, è necessario procedere senza alcuna incertezza e tentennamento con l’attivazione della clausola di salvaguardia da parte del Ministro delle politiche agricole tanto rispetto al mais MON810 che alla patata Amflora.

E il Presidente della Coldiretti Sergio Marini annuncia che la Coldiretti si costituirà parte civile nel processo per chiedere il rimborso degli eventuali danni procurati al patrimonio agricolo ed ambientale e fare in modo che reati come questo non si verifichino più.

"La condanna emessa dal Gip di Pordenone ricorda a tutti che le leggi in Italia esistono. In Italia era, ed è vietato seminare Ogm. Chi infrange la legge viene condannato ed anche pesantemente". Questo è il commento di Andrea Ferrante, presidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica, che aggiunge: "I danni di queste semine comunque vanno ben aldilà dei campi incriminati e bisognerà valutare attentamente quanto siano state le contaminazioni provocate da questi campi e i danni all’immagine dell’agricoltura di qualità e biologica del Friuli. Questa condanna – conclude Ferrante – mette un punto fermo alle chiacchiere da ballatoio che hanno caratterizzato questa estate il dibattito sulle semine in Friuli e richiama tutte le istituzioni a compiere ancor meglio l’azione di vigilanza e repressione".

Comments are closed.