OGM. Rapporto Globale: uso di Ogm in agricoltura ha fallito su tutti i fronti

L’uso degli Ogm in agricoltura è stato un fallimento su tutti i fronti: non ha aumentato le produzioni né ha aiutato a ridurre le emergenze dei popoli affamati, non ha ridotto l’uso dei pesticidi anzi continua ad arrecare danni all’ambiente ed a compromettere la biodiversità delle colture. E’ il quadro tracciato dal "Rapporto Globale dei cittadini sugli OGM", presentato oggi a Roma.

Il Rapporto è stato curato da Navdanya International, l’associazione per la tutela della biodiversità fondata dalla nota ambientalista indiana Vandana Shiva; raccoglie per la prima volta, in maniera organica, una quantità imponente di dati, analisi, ricerche scientifiche ed esperienze sul campo condotte in tutto il mondo da scienziati, associazioni e comunità locali. Per l’Italia hanno contribuito AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) e FIRAB (Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica).

Nel Rapporto vengono citati il caso della colza in Australia e quello del cotone Bt in India a dimostrazione di quanto le rese delle coltivazioni non siano aumentate con l’uso degli Ogm. Sul fronte dell’alimentazione i risultati non sono migliori: oggi "gran parte delle coltivazioni Ogm non sfamano gli uomini ma gli animali (attraverso i mangimi) o alimentano le auto (con i biocarburanti)". Rispetto alla resistenza delle colture geneticamente modificate ai parassiti, il dossier parla dello sviluppo di infestanti e parassiti nuovi, definiti super, per i quali occorrono diserbanti e pesticidi ancora più forti. Il caso citato nello studio è quello del glifosate, l’erbicida più usato negli Stati Uniti e associato al mais Ogm della Monsanto.

Secondo i dati del Rapporto, negli Stati Uniti il 93% delle coltivazioni di soia, l’80% di cotone, il 62% di colza e il 95% della barabietola di zucchero sono Ogm. Le colture transgeniche si affermano fortemente anche in Australia, America Latina e Asia. In Europa, invece, la maggior parte dei paesi resistono agli Ogm anche se l’Unione Europea importa circa il 70% dei mangimi, in gran parte soia e mais, dagli Stati Uniti.

Sui possibili rischi per la salute umana il Rapporto non trae conclusioni definitive, ma lancia un messaggio chiaro: l’alternativa agli Ogm è la coltivazione biologica e sostenibile che rispetta l’ambiente ed aumenta anche (alcuni dati lo testimoniano) le produzioni.

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