OGM. Ue divisa sulla “superpatata”. Le reazioni degli agricoltori italiani

Patata OGM? Ancora nulla di deciso. Si è infatti riunito ieri il Consiglio Ue dei Ministri dell’agricoltura per discutere sulla coltivazione della "superpatata" Amflora, senza però raggiungere la maggioranza qualificata (prevista con 156 voti). Si sono espressi con voto favorevole 130 rappresentanti, 119 sono stati i contrari e 96 gli astenuti. Ora la decisione passa alla Commissione, che in passato si è già schierata dalla parte del prodotto transgenico, anche se solo a fini industriali. Unanime la reazione degli agricoltori italiani, preoccupati per la possibile contaminazione dell’ambiente e per la salute dei cittadini.

Fra i Paesi che si sono opposti all’introduzione del prodotto geneticamente modificato, c’è anche l’Italia. Dopo il voto di ieri, il Ministro delle Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro ha manifestato l’intenzione di continuare la battaglia, con la speranza di fermare la decisione della Commissione.

"Bisogna evitare – afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi – un’altra sconfitta per l’Europa, per i consumatori, per gli agricoltori". "La spaccatura rischia – aggiunge Politi – che si è registrata nell’ambito del Consiglio agricolo europeo di aprire le porte a questo prodotto transgenicamente modificato. Sarebbe un grave danno. Noi ribadiamo il nostro fermo ‘no’ agli Ogm. Bene, quindi, ha fatto il ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro a votare contro".

"Dopo la vicenda della soglia di contaminazione nel biologico – sottolinea il presiedente della Cia – portata dall’Ue allo 0,9 per cento, quella della patata biotech rappresenterebbe un altro pericoloso precedente. Sarebbe un cedimento totale dell’Europa agli Ogm. Questo non lo possiamo accettare e ci batteremo con determinazione perché ciò non avvenga. Per questa ragione invitiamo il ministro De Castro di continuare sulla strada intrapresa di dura opposizione agli organismi geneticamente modificati e di cercare di convincere quei paesi che a Bruxelles si sono astenuti (Portogallo, Slovenia, Spagna, Bulgaria, Romania, Francia). Una battaglia che avrà tutto il nostro pieno e totale appoggio".

Di parere analogo anche la Coldiretti, che ha manifestato preoccupazione per l’insuccesso di bloccare la prima patata transgenica in Europa. "Con il mancato raggiungimento di una maggioranza contraria – sostiene la confederazione – la decisione passa infatti ora alla Commissione Europea che ha già annunciato il proprio parere favorevole alla patata biotech. Un orientamento contrario alla volontà dei consumatori in Europa e in Italia". "La crescente opposizione al biotech nel piatto -prosegue la Coldiretti – non è quindi il frutto di una scelta ideologica ma economica a tutela dell’impresa per una agricoltura che guarda al mercato e risponde alle domande dei cittadini, che chiedono di consumare alimenti di qualità, con un forte legame territoriale. Il vero obiettivo deve essere quindi quello di valorizzare le produzioni "made in Italy" e di difenderle dalla omologazione e dalla delocalizzazione territoriale e per questo occorre continuare l’impegno contro i tentativi di inquinamento da biotech".

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