OGM. Via libera dell’Ue alla patata Amflora e al mais biotech. Italia contraria

Arriva oggi il primo reale via libera dell’Unione Europea alle colture geneticamente modificate. La Commissione Ue ha, infatti, autorizzato la coltura delle patata OGM Amflora a fini industriali, come la produzione di carta, e l’utilizzo dei prodotti derivati dall’amido di questa patata come mangimi per animali. E, sempre la Commissione Europea, ha autorizzato la commercializzazione di tre prodotti contenenti mais geneticamente modificato, destinati all’alimentazione umana e animale, non alla coltivazione. Da Bruxelles fanno sapere che la presenza, nell’amido della patata Amflora e nel mais transgenico, di un gene resistente agli antibiotici è stata attentamente analizzata e l’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha espresso il suo parere favorevole.

"Tutte le questioni scientifiche, in particolare sul piano della sicurezza, sono state scrupolosamente esaminate – ha dichiarato il Commissario alla Salute e alla Tutela dei consumatori, John Dalli – In parallelo, oggi, abbiamo lanciato una riflessione sulla gestione di un sistema di autorizzazioni europeo che rispetti la libertà di scelta degli Stati membri a proposito delle colture OGM".

Le reazioni dall’Italia sono arrivate quasi all’unisono. Secondo Legambiente "è una follia autorizzare alimenti resistenti agli antibiotici. Così si condanna l’agricoltura Made in Italy e si mette a rischio la salute dei cittadini. "E’ evidente che l’Italia non ha alcun bisogno di questi prodotti – ha dichiarato il responsabile Agricoltura di Legambiente Francesco Ferrante – e non si capisce cosa stia aspettando il Ministro Zaia ad emanare il famoso decreto che impedirebbe l’esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato che autorizza la coltivazione dei Ogm senza aspettare le linee guida sulla coesistenza, per tutelare l’agricoltura di qualità, il biologico e le eccellenze italiane".

"Da chi è rappresentata la voce dei consumatori europei e italiani? La voce delle regioni Ogm free e dei tanti movimenti a tutela di una agricoltura che dice no al biotech? – si chiede la responsabile del Dipartimento Sicurezza Alimentare del Movimento Difesa del Cittadino, Silvia Biasotto – E dove è la tutela della salute dei consumatori da parte dell’Europa? La notizia dello stop alla moratoria verso gli Ogm da parte della Commissione Ue è ancora più sconcertante visto che riguarda un prodotto contenente un gene vietato perchè resistente ad antibiotici importanti per la salute umana. La tutela della salute – aggiunge Biasotto – non deve mai essere soffocata dalle logiche commerciali. Inoltre, dove è il rispetto del principio di precauzione contenuto nella costituzione europea e nel regolamento 178 del 2002 (principi e i requisiti generali della legislazione alimentare)?"

Federconsumatori ritiene estremamente grave la decisione presa oggi dalla Commissione Europea. "La nostra associazione si è sempre battuta contro l’immissione nel mercato di tali prodotti e, soprattutto, contro la produzione stessa di organismi geneticamente modificati. Tale convinzione si basa non solo sul "principio di precauzione" in un settore delicatissimo quale quello della sicurezza alimentare, ma anche sulla considerazione delle ricadute che tali produzioni potrebbero avere sulla salute dei cittadini, oltre che sull’intera filiera di produzione agroalimentare italiana, che riteniamo, piuttosto, si debba distinguere sempre di più per il suo primato qualitativo".

Secondo l’Adoc una decisione del genere avrebbe dovuto essere presa solo dopo aver ascoltato la voce dei consumatori europei. "La coltivazione e commercializzazione dei prodotti ogm rappresentano un problema che riguarda la salute e il futuro dei consumatori europei – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – per questo crediamo che sarebbe stato opportuno far cadere la moratoria sugli ogm, in vigore dal 1998, solo dopo aver ascoltato il parere dei consumatori. Per questo chiediamo che venga indetto un referendum europeo, con cui si possa dare voce ai cittadini di tutta Europa, per capire se il loro pensiero sia in sintonia con quanto deciso dalla Ue. L’Unione Europea, su questo delicato tema, ha deciso a prescindere, magari anche sulla base delle pressione operate dai grandi gruppi produttori. Il territorio coltivabile europeo è diverso da quello di altri continenti, piu’ ristretto e piu’ soggetto a contaminazioni. E’ bene che siano i consumatori a decidere del loro futuro, del loro territorio e della loro salute".

Dissenso espresso anche dalla Cia, Confederazione italiana agricoltori; secondo il presidente nazionale Giuseppe Politi queste decisioni dell’esecutivo comunitario vanno in netto contrasto con l’orientamento espresso dai consumatori europei per nulla favorevoli a produzioni agricole frutto di manipolazioni genetiche. "Davanti a queste decisioni da parte del governo di Bruxelles – ha rilevato il presidente della Cia – non possiamo che ribadire l’esigenza dell’avvio immediato di un confronto costruttivo fra tutte le forze interessate, compresi gli agricoltori. Comunque, ogni decisione sugli organismi geneticamente modificati va presa dopo una consultazione popolare che si pone indispensabile su un problema di vasta portata non solo economico, ma soprattutto etico. Noi riaffermiamo che il biotech non serve all’agricoltura italiana, così diversificata, tipica e di grande qualità".

E ferma contrarietà alla decisione della Commissione Europea è stata espressa dal Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia che ha dichiarato: "Non solo non ci riconosciamo in questa decisione ma ci teniamo a ribadire che non permetteremo che questo metta in dubbio la sovranità degli Stati membri in tale materia. Da parte nostra proseguiremo nella politica di difesa e salvaguardia dell’agricoltura tradizionale e della salute dei cittadini. Non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall’alto – conclude il Ministro – comprometta la nostra agricoltura. Per questo valuteremo la possibilità di promuovere un fronte comune di tutti i Paesi che vorranno unirsi a noi nella difesa della salute dei cittadini e delle agricolture identitarie europee"

 

 

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