OSSERVATORIO. Credito al consumo e insolvenza

C’è una fetta di italiani che possedendo già di che vivere, una casa, corredata dei migliori comfort, e una o più automobili, può permettersi di chiedere un finanziamento per concedersi dei lussi in più, una moto, per esempio, o una settimana di vacanza extra. Considerando, poi, come sia facile ad oggi valutare in pochi click e secondi un numero consistente di preventivi, informandosi online sui migliori prestiti, non stupisce come questo trend non stenti a crescere e ad imporsi negli stili di vita degli italiani.

Per la maggior parte delle famiglie italiane, però, richiedere un prestito personale costituisce, però, una necessità. Molteplici possono essere infatti i motivi che spingono a richiedere questi prodotti finanziari: dall’acquisto di elettrodomestici a quello della prima automobile fino ad arrivare alle spese sanitarie e odontoiatriche. Il credito al consumo dovrebbe consentire alle famiglie di stabilizzare il profilo intertemporale delle decisioni di spesa permettendo di modulare meglio le scelte di consumo sul reddito medio o permanente piuttosto che su quello corrente. Secondo le indagini EU-SILC sulle condizioni di vita, promosse dall’Unione Europea, le famiglie che utilizzano con maggiore frequenza il credito a consumo sono relativamente giovani, hanno un reddito corrente non basso e un buon livello d’istruzione che può indicare aspettative di reddito crescente per il futuro. Ma cosa accade quando il cliente non riesce più a pagare le rate del prestito che l’istituto di credito ha elargito?

Nel caso di mancato pagamento delle rate entro scadenze prestabilite scattano le azioni previste nel contratto per questa ipotesi. In genere si tratta dell’applicazione di penali a carico del cliente o della maturazione di interessi di mora. Qualora nemmeno in questi casi il cliente regolarizzi la sua posizione potrà essere segnalato alle competenti centrali rischi, condivise da tutti gli operatori. Le segnalazioni possono essere effettuate solo in caso di mancato pagamento di somme consistenti, di più rate e di gravi ritardi, previo preavviso dell’intervento all’interessato.

È da escludere invece la possibilità che il debito intacchi la casa di proprietà poiché la concessione di un prestito personale non è subordinata alla presentazione di un’ipoteca su un bene fisico (come avviene per un mutuo) ma piuttosto alla persona fisica che ha richiesto tale finanziamento, a cui viene generalmente richiesta la busta paga a garanzia del prestito.

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