Ocse: obesità, più 10% in 30 anni

Allarmanti i dati dell’ultimo rapporto dell’Ocse sull’obesità, "Obesity and the economics of prevention: fit not fat". Negli ultimi 30 anni il tasso di obesità è aumentato, in media, del 10%; in alcuni Paesi è più che raddoppiato e oggi quasi il 50% della popolazione dei Paesi Ocse è in sovrappeso.

E per la nuova generazione non ci sono prospettive migliori: i bambini con almeno un genitore obeso hanno, infatti, una probabilità 3 o 4 volte superiore di essere obesi, sia per una questione genetica, sia per l’esempio negativo dato dai genitori che conducono stili di vita poco salutari.

Il Rapporto Ocse, per la prima volta, "pesa" l’obesità rispetto ai bilanci dei sistemi sanitari nazionali: gli obesi "pesano" sul sistema sanitario il 25% in più rispetto alle persone "normali". Questo è dovuto principalmente alla forte associazione tra obesità e malattie croniche e le prospettive di spesa per i prossimi anni sono in aumento. Dai dati dell’Ocse emerge che Stati Uniti e Regno Unito hanno la più elevata concentrazione di obesi: gli Stati Uniti sono al 1° posto, il Regno Unito al 5°. L’Italia si posiziona al 27° posto, con il 9% di obesi tra le donne e l’11% tra gli uomini (la media Ocse è del 16% per gli uomini e del 17% per le donne).

Dal Rapporto emergono altre situazioni difficili per gli obesi: disparità sociali, occupazionali e un rischio maggiore di morte. Superare,infatti, il proprio peso forma di 15 kg farebbe aumentare del 30% il rischio di morte prematura. Gli obesi, infine, vivono in media 8-10 anni in meno rispetto agli individui con un peso nella norma, poiche’ per loro aumenta la possibilita’ di andare incontro a malattie cardiovascolari, diabete e tumori.

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