P.A. Coordinamento Dirigenti: “Attuare una vera riforma”

I dirigenti pubblici accettano la sfida della valutazione e rilanciano chiedendo di attuare una vera riforma della Pubblica amministrazione. Mentre si discute, infatti, sulla possibilità di licenziare i dipendenti pubblici scarsamente produttivi e di fare ricorso ad una nuova autorità di valutazione, i dirigenti della P.A. (sono oltre 21 mila) chiedono alla politica strumenti per rendere effettiva l’autonomia gestionale, sancita sulla carta sin dal 1993.

È la richiesta saliente del Coordinamento, che ha presentato un pacchetto di 5 proposte, illustrate ai rappresentanti del Governo, delle istituzioni e della. Con la prima proposta, i dirigenti hanno sottolineato che «per essere reale la distinzione tra politica e amministrazione, ossia tra indirizzo e gestione, deve esserci una separazione strutturale: da un lato, quindi, un centro snello di elaborazione delle politiche e, dall’altro, centri separati per la gestione, dotate di adeguata autonomia operativa».

Anzi, è la seconda proposta, «lo spoil’s system deve essere riportato alla ratio originaria, limitandolo solo alle posizioni di segretario generale, con un meccanismo che restituisca stabilità a tutte le posizioni dirigenziali, con una mobilità limitata (salvo valutazione negativa) solo a parità di livello funzionale e retributivo. Ma, soprattutto, con un massiccio piano di formazione dei dirigenti».

La terza proposta riguarda l’autonomia gestionale. I dirigenti hanno lamentato che la prassi ha vanificato i principi della distinzione tra politica e amministrazione e dell’autonomia gestionale della dirigenza, contenuti nella riforma 1992/93. Per questo, «occorre recuperare lo spirito di tale riforma e porre in essere azioni come l’adozione di politiche di spesa selettive, anziché tagli lineari; restituire discrezionalità gestionale al management; snellire il sistema dei controlli evitando sovrapposizioni e ridondanze; escludere responsabilità formali e procedurali a fronte di risultati gestionali positivi».

La quarta proposta pone come essenziale la cultura della «misurazione» e «valutazione» nelle PA per avere più efficienza e servizi di qualità, con l’adozione di strumenti di misurazione e valutazione dell’attività, dei risultati della gestione e delle prestazioni del personale. Prima di tutto bisogna, però, puntare a «ciò che interessa ai cittadini e alle imprese», ossia misurazioni e valutazioni riferite ai servizi resi e alle performance della singola PA e dei singoli uffici. Insomma, condizionare effettivamente premi e incentivi al personale e agli uffici che conseguono gli obiettivi predeterminati, come avviene nelle aziende.

Non ultima, la quinta proposta affronta il problema di un’effettiva semplificazione di regole e procedure. «La persistente ipertrofia del sistema normativo», è stato sottolineato, «è ostacolo di fondo a qualsiasi semplificazione ed al miglioramento dell’efficienza e qualità della PA». Per questo bisogna semplificare l’ordinamento, eliminare le norme che nel tempo hanno conferito protezione giuridica ad interessi minori e la cui cura può essere restituita ai privati o lasciata alla discrezionalità dell’amministrazione.

Ma anche semplificare l’organizzazione, con l’eliminazione dei livelli organizzativi non indispensabili; semplificare le procedure, abolire tutti gli atti di assenso non indispensabili (autorizzazioni, approvazioni, licenze, ecc.) e ridurre drasticamente gli obblighi di parere e concerto con altri organismi pubblici. Infine, fare maggior ricorso all’uso delle nuove tecnologie dell’informazione e comunicazione (ICT) per riprogettare la PA in funzione delle esigenze di cittadini ed imprese (PA digitale ed e-Government), piuttosto che informatizzare l’esistente.

 

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