P.A. Il ministro-ombra Magnolfi fa le pulci a Brunetta

Pubblichiamo di seguito il documento inviatoci dal Ministro per la semplificazione del Governo ombra, Beatrice Magnolfi dal titolo: "Che fine ha fatto l’Innovazione ?".

Nella generale atmosfera di ritorno al passato che sta caratterizzando tutte le proposte del governo, gli obiettivi di Innovazione e Modernizzazione, con cui Berlusconi ha occupato la scena politica con successo per diversi anni, sembrano del tutto tramontati.

Le voci stesse sono uscite dall’agenda politica, oltre che dalla programmazione economica del governo e perfino dall’alfabeto della maggioranza.
Eppure, qualcuno ricorderà lo slogan delle "3 I" (Internet, Inglese, Impresa): sembrano passati anni luce.

In pochi mesi sono stati depotenziati, o addirittura bloccati, alcuni importanti strumenti di innovazione.

  • Il caso più eclatante riguarda il programma Industria 2015, a cui Tremonti ha attinto per finanziare il disastro di Alitalia, sottraendo 220 milioni di euro allo sviluppo tecnologico del Made in Italy. Vale a dire dalle piccole imprese, su cui si sono spesi fiumi di retorica elettorale.
  • Anche l’Agenzia per l’Innovazione di Milano viene svuotata di contenuti perché la valutazione dei progetti è tornata di fatto ai ministeri.
  • I fondi FAS, che il CIPE aveva destinato all’innovazione nelle aree disagiate e nelle regioni del sud, sono diventati il portafoglio a cui si attinge per tutti i disavanzi e le emergenze, anche sulla scorta della campagna di denigrazione delle amministrazioni meridionali (come dire: tanto non li sanno spendere).

L’Innovazione nella pubblica amministrazione non è più all’ordine del giorno. Al ministro Brunetta interessano solo i fannulloni e gli assenteisti.Ma il problema della P.A. non è solo quanto si lavora, è anche come si lavora.Il motivo dell’inefficienza non sta sempre nella cattiva volontà dei singoli, ma nella pessima organizzazione dei processi burocratici. E’ qui che si annidano l’opacità, la deresponsabilizzazione, la lentezza e gli sprechi.Al contrario, la digitalizzazione della P.A. è garanzia di trasparenza, consente di evitare le code, rende misurabili i flussi di lavoro, offre ai cittadini lo strumento per valutare i servizi. Ma su questi temi il governo non batte un colpo, vengono smantellati gli strumenti esistenti e non si intravede alcun progetto alternativo.In particolare:

Giacciono nell’oblio le due infrastrutture che sostenevano il disegno dell’e-Government dei governi precedenti:

  1. la Carta d’Identità elettronica, che il governo Prodi aveva sbloccato dopo anni di ritardi e di sprechi, sembra definitivamente sparita dai programmi del ministero degli Interni.
  2. il Sistema Pubblico di Connettività, la grande infrastruttura digitale che dovrebbe unire la rete della P.A. centrale alle reti regionali e consentire l’interscambio dei dati in velocità e sicurezza, ha visto azzerati i finanziamenti per il prossimo triennio.

Sono state di fatto dismesse le due sedi di coordinamento e di concertazione che dovevano accompagnare il disegno della P.A. digitale:

  1. la Conferenza permanente per l’innovazione della P.A. centrale, che gestiva il Sistema di e-government con tutti i responsabili dei ministeri
  2. la Conferenza permanente per l’innovazione nelle regioni e negli enti locali, che indirizzava l’azione di e-government dei territori.

Due tavoli di lavoro importantissimi, che non costavano nulla e servivano ad evitare la frammentazione delle iniziative e i relativi sprechi. La digitalizzazione della P.A. è una materia che non serve ad andare sui giornali, ma ci accorgeremo dei danni quando non si riusciranno ad ottenere i risparmi previsti nella spesa pubblica o quando si frenerà il difficile processo di riforma reale dei processi amministrativi. Per fare solo un esempio, chi sta seguendo il timing per l’adozione della posta elettronica certificata in tutti i ministeri, dove ogni anno si sprecano 150 milioni di euro di francobolli?Era una misura prevista dalla Finanziaria 2008 e dal Piano annuale di Semplificazione.
Forse è più facile annunciare il "taglia-carta", che, senza l’indicazione degli strumenti e delle sanzioni, è destinato a rimanere solo l’ennesimo spot.

E ancora: chi si occupa della transizione dei contratti telefonici al VoIP, che farebbe risparmiare almeno il 30% delle spese di telefonia? Chi costringe gli uffici, i provveditorati, i tribunali ad usare il protocollo elettronico e l’archiviazione digitale (eliminando uffici protocollo e archivi cartacei costosissimi)? Chi si occupa della "cooperazione applicativa", ovvero di far circolare i dati da un’amministrazione all’altra invece di costringere le persone a fare il giro delle sette chiese?
Non è materia facile, ma guai a considerarla una questione meramente tecnica: si tratta di far saltare pigrizie, incrostazioni e rendite di posizione.

Berlusconi in televisione aveva annunciato un ministro e invece non c’è neppure un sottosegretario.Del resto, anche la struttura tecnica, il CNIPA, non versa in buone condizioni e nulla si sa sulle intenzioni del governo a questo riguardo: l’unica cosa certa è che, per effetto dei recenti tagli, non ha neppure le risorse per pagare gli stipendi ai dipendenti.

Per quanto riguarda le regioni e gli enti locali, sembrano oramai insabbiati i due bandi Riuso ed ALI, che avevano destinato 75 milioni di euro per facilitare il riutilizzo di progetti già finanziati e per aiutare i piccoli comuni a investire sull’innovazione. Eppure le commissioni di valutazione hanno concluso da tempo il loro lavoro.Contemporaneamente, è stato soppresso il programma Elisa, che investiva 30 milioni di euro nei prossimi due anni nei progetti degli enti locali.
Non ha senso annunciare le Reti Amiche, come fa il ministro Brunetta, e tagliare i fondi per i comuni: cosa ci va a fare il cittadino dal tabaccaio, se quest’ultimo non è collegato in rete con la banca dati dell’anagrafe, dei vigili urbani, della Pubblica istruzione, ecc….?

Inoltre Brunetta dovrebbe sapere che, senza la completa digitalizzazione del processo documentale, sarà difficile misurare i risultati nella pubblica amministrazione e far trionfare il merito, quello dei singoli e quello delle strutture. Dunque, per dirla nel suo linguaggio, largo ai fannulloni.
E Calderoli certo sa che non basta cancellare qualche migliaio di leggi sull’allevamento dei bachi da seta o sulla bonifica dell’Agro pontino per semplificare davvero la vita alle persone, evitare le file agli sportelli e liberare le imprese dal carico burocratico.

Per questo mi auguro che vogliano metterci mano al più presto e riprendere la strada dell’innovazione.A meno che non pensino di contribuire all’ "operazione nostalgia": sarebbe bello, insieme al maestro unico, veder tornare l’impiegato con la penna, il calamaio e le mezze maniche.

Di Beatrice Magnolfi, Ministro per la semplificazione del Governo ombra

Comments are closed.