P.A. Innovazione digitale, adesso serve più sicurezza

L’innovazione digitale ha reso più efficiente la pubblica amministrazione ma ora è necessario "mettere in sicurezza" il sistema informatico pubblico. Secondo l’Istat l’Italia si colloca sopra la media europea per disponibilità di servizi pubblici in rete, con una crescita di nove punti in due anni ma con un’offerta ancora "disomogenea in termini di qualità e completezza". E se il numero dei servizi in rete per i cittadini aumenta – con un totale di 260 milioni di transazioni effettuate on line nel 2006 – è anche vero che bisogna gestire lo sviluppo in sicurezza. È quanto emerge dalla Relazione annuale 2006 del CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) presentato oggi dal presidente Livio Zoffoli alla presenza del ministro per le riforme e le innovazioni nella Pubblica Amministrazione Luigi Nicolais.

INFORMATIZZAZIONE E PA. "Complessivamente si rilevano progressi nell’ambito sia dei servizi erogati sia della crescita delle infrastrutture, nonostante un’ulteriore riduzione, rispetto al 2005, della spesa per beni e servizi ICT – ha detto Zoffoli – Per quanto riguarda i servizi a cittadini e imprese, il numero dei servizi disponibili in rete cresce dell’11%, con un totale di 260 milioni di transazioni effettuate on line nel 2006. Alla quasi totalità dei servizi che richiedono l’autenticazione dell’utente, si accede ancora con procedure di identificazione tradizionali; solo il 2% prevede l’utilizzo di carte personali". È stato introdotto su vasta scala il cedolino elettronico soprattutto nelle scuole. Cresce l’uso della posta elettronica sia in numero di utenti che di messaggi scambiati, ma il "fenomeno nuovo del 2006 è l’avvio della PEC, la posta elettronica certificata". La spesa per le ICT si è però ridotta: "I tagli imposti dalla finanziaria 2006 sono stati la principale causa della riduzione del 5% della spesa per l’acquisto di beni e servizi informatici nelle amministrazioni centrali – ha detto il presidente CNIPA – solo parzialmente compensata da un leggero incremento (3%) delle spese delle amministrazioni territoriali. Tale riduzione è preoccupante perché toglie linfa proprio agli investimenti nel principale propulsore dell’innovazione e contribuisce ad aumentare il divario tra il grado di automazione del settore privato e quello del settore pubblico. Nello stesso periodo, infatti, il mercato dei beni e dei servizi IT in Italia è cresciuto dell’1,6%".

SVILUPPO IN SICUREZZA. L’uso delle ICT è dunque molto diffuso nella pubblica amministrazione. "I servizi ai cittadini e alle imprese erogati dalle amministrazioni centrali e da quelle territoriali cominciano a rendere la pubblica amministrazione più efficiente, più trasparente, più vicina ai cittadini", ha commentato il presidente CNIPA, sottolineando però che lo sviluppo di questi sistemi è stato anche caratterizzato da approcci differenti e autonomi da parte delle amministrazioni, uno sviluppo dal quale scaturisce "la necessità di una riflessione a tutto campo sulla affidabilità complessiva del sistema informatico pubblico". Esistono infatti 1.033 differenti Centri di Elaborazione Dati, 31 mainframe e 9.600 server applicativi che occupano, rileva Zoffoli, uno spazio di 60.000 mq, richiedono 7.300 addetti al presidio e costano 450 milioni di euro all’anno. "Si tratta, in buona sostanza, di una situazione che presenta dei rischi, di cui è opportuno avere piena coscienza per poterli affrontare e risolvere. Occorre "mettere in sicurezza" il sistema informatico pubblico italiano". Di conseguenza "gli aspetti da considerare sono molteplici e vanno dalla razionalizzazione delle infrastrutture di calcolo, alla gestione sicura e consapevole dei dati, alla qualificazione del personale preposto, alla gestione operativa delle applicazioni, alla continuità di servizio e alla sua qualità, alla stabilità dei finanziamenti per le infrastrutture comuni".

SERVIZI INFORMATICI. "Secondo l’Istat, l’Italia si colloca ben sopra la media europea in materia di disponibilità dei servizi pubblici in rete, con una crescita di nove punti in due anni, ma l’offerta si presenta ancora disomogenea in termini di qualità e completezza". Il Portale del Cittadino è stato di recente riprogettato: "La nuova versione – commenta il presidente CNIPA – ha visto la crescita dell’offerta (3 mila siti e portali censiti, oltre 10 mila pagine reindirizzate) e l’incremento dell’utilizzo (per un totale di 300 mila visitatori al mese, ossia 10 mila al giorno)". Ai dati offerti in rete, con oltre 1000 siti per le sole amministrazioni centrali, non sempre corrisponde però un’adeguata qualità nelle informazioni. Il documento del CNIPA mette inoltre in evidenza la necessità di accelerare i pagamenti on line verso le PA ("stiamo lavorando a nuove soluzioni che consentano il pagamento anche tramite il telefono cellulare"). Posta elettronica certificata: alla fine del 2006 erano stati abilitati 15 fornitori e il numero delle caselle postali stimato in 200 mila, di cui 20 mila intestate a uffici pubblici. L’Italia inoltre si colloca "in una riconosciuta posizione di leadership in Europa" per accessibilità e uso della firma digitale. "Per quanto riguarda la firma digitale – ha detto Zoffoli – a fine 2006 risultavano distribuiti in Italia oltre tre milioni di dispositivi, soprattutto presso le imprese per i loro rapporti con le Camere di Commercio. L’incremento rispetto all’anno precedente supera il 30%. Tuttavia, nella pubblica amministrazione, la firma digitale rimane un tema su cui si addensano resistenze e conservatorismi nei comportamenti quotidiani".

DEMATERIALIZZAZIONE. C’è inoltre spazio per considerare i vantaggi della "dematerializzazione" per la riduzione della spesa pubblica. "I processi di gestione cartacea dei documenti, infatti, sono caratterizzati da eccessiva onerosità, difficoltà di condivisione e archiviazione, mancanza di trasparenza, tempi di ricerca elevati, facilità di errori e smarrimenti – ha detto il presidente CNIPA – Un dato per tutti: secondo uno studio di un’impresa del settore, la sola carta stampata annualmente negli uffici pubblici e privati del nostro Paese, e cestinata entro la prima ora, supererebbe i 50 miliardi di pagine, uno spreco valutabile in quasi un miliardo di euro e in almeno un milione di alberi". Di conseguenza, "un intervento attuabile in tempi brevi in materia di dematerializzazione è la trasformazione di tutto lo scambio documentale fra le PA centrali dal sistema attuale di posta cartacea, ordinaria o raccomandata, a un sistema completamente elettronico. Si tratta di utilizzare estensivamente posta elettronica certificata, firma digitale, protocollo informatico".

GOVERNO. Il ministro Nicolais ha sottolineato a necessità che la PA abbia "un sistema informatico condiviso". Larga banda: "Stiamo lavorando con i ministri Lanzillotta e Gentiloni per raggiungere una copertura del 100% del Paese. È il prerequisito per un Paese che faccia scomparire la carta per passare all’uso del sistema virtuale. Vogliamo passare a un sistema informatico avanzato". "La Carta d’identità elettronica – ha detto Nicolais – è finalmente diventata realtà: stiamo firmando il decreto, ha raggiunto un costo più basso, è diventata chiave di accesso a banche dati, non contiene più dati sensibili". Il Ministro ha poi aggiunto che "il sistema informatico più diventa complesso più ha bisogno di sicurezza". Ha ricordato l’impegno a ridurre del 25% i costi della burocrazia per cittadini e imprese e le aree sulle quali puntare: scuola, giustizia, sanità. E il fatto che nella prossima Finanziaria si debba tener conto dell’informatizzazione come "spesa corrente". "Gli obiettivi raggiunti sono il punto di partenza per il grande salto nell’innovazione radicale nella PA".

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