PA. Osservatorio Assinform su ICT: digitalizzazione a rilento nella Pubblica amministrazione

Per una Pubblica amministrazione digitale e ad elevata tecnologia c’è ancora da aspettare. Il processo di digitalizzazione della Pubblica amministrazione "marcia a rilento, in modo disomogeneo e frammentario", con una spesa in diminuzione ad eccezione che nella sanità, dove però l’Italia è indietro rispetto alla maggior parte dei paesi europei. Il processo di digitalizzazione della Pa procede lento a macchia di leopardo, è penalizzato dalla scarsa comunicazione e dalla mancata interconnessione fra le amministrazioni, sconta tempi di pagamento insostenibili e un forte ritardo sui servizi online interattivi.

Il quadro, non certo esaltante, emerge dal primo Osservatorio Assinform (Associazione italiana per l’Information Technology) sull’ICT nella Pubblica amministrazione. Alcuni numeri rendono l’idea: dal 2005 al 2011 la spesa ICT della Pa è passata da 6.296 a 5.578 milioni di euro, con un trend di meno 2% medio annuo, di cui meno 3,5% per le amministrazioni centrali, meno 0,9% per le Regioni e meno 2,3% per gli enti locali. C’è un aumento del 2,4% solo per la sanità, concentrato in gran parte (45%) nel Nord Ovest del paese, anche se "con una spesa sanitaria in IT pro capite di 15,78 euro, l’Italia è terzultima nella graduatoria europea guidata dal Regno Unito che spende 60 euro pro capite per la sanità digitale".

Commenta Paolo Angelucci, presidente Assinform: "La dematerializzazione dei documenti pubblici è una via obbligata per risparmiare e lanciare i nuovi servizi digitali. La piena adozione della fatturazione elettronica, della Pec e della digitalizzazione del fascicolo del personale darebbe risparmi per 7,5 mld di euro e quella del Fascicolo Sanitario Elettronico per 2,2 mld. La strada giusta per lo switch-off della Pa verso il digitale è l’obbligo per legge di alcuni passaggi, come è stato fatto per i certificati medici on line e come avverrà entro l’anno per la Pec".

La riduzione della spesa pubblica in tecnologie digitali ha comportato minori risorse destinate alla modernizzazione della pubblica amministrazioni pari a oltre 700 milioni di euro. Almeno il 20% della spesa impegnata in ICT non si traduce in spesa effettiva. E c’è ancora scarsa attenzione, rileva il rapporto, verso l’impatto innovativo dei servizi digitali interattivi: basti pensare che solo 5 Regioni su 21 consentono in buona parte i pagamenti online, mentre ancor più bassa è la percentuale di servizi online per le imprese, offerti solo dal 9% dei Comuni e dal 30% delle Province. Sintetizza il presidente Assinform: "Da questo quadro emerge un processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione che marcia a rilento, in modo disomogeneo e frammentario, con molte esperienze di eccellenza che convivono accanto a situazioni di arretratezza, spesso in una stessa regione o addirittura all’interno di una stessa amministrazione, con progetti avviati su cui poi è difficile mantenere il controllo ed effettuare la valutazione dei risultati. Nel suo complesso la Pa italiana appare ancora lontana dal generare una massa critica di prestazioni e servizi e innovativi, tanto da consentire al cittadino e alle imprese di avere la percezione di un effettivo progresso".

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