PA. Tar del Lazio respinge ricorsi contro Decreto Brunetta. Codacons fa appello a Consiglio di Stato

Il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi presentati dal CO.F.O. (Comitato Fannulloni Operosi) e appoggiati dal Codacons contro il Decreto Brunetta sui dipendenti pubblici, non ritenendo fondanti i motivi di ricorso. Questi ricorsi – si legge in una nota del Codacons – "chiedevano l’annullamento delle disposizioni volute dal Ministro per la Funzione pubblica, Renato Brunetta, poiché lesive del diritto inviolabile alla salute e dei diritti al ristoro economico per chi subisce una lesione alla salute invalidante per causa di servizio, e trasformerebbero la malattia, che è una causa di forza maggiore che impedisce la prestazione, in una sorta di colpa del lavoratore che verrebbe punito attraverso la privazione di una parte della retribuzione".

"Mal si comprende – si legge nella sentenza del Tar – come la norma violerebbe gli artt. 3, 32 e 117 della Costituzione sotto il profilo della irrazionalità e della disparità di trattamento che si determinerebbe per non essere stata prevista la possibilità per il lavoratore di assentarsi con giustificato motivo; la norma ha solo riarticolato le fasce orarie di reperibilità del lavoratore (dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20 di tutti i giorni) e ciò facendo il Legislatore, con la stessa fonte, si è riappropriato, in parte qua, della competenza in materia (originariamente delegificata), facendo uso ragionevole della propria discrezionalità politica laddove ha adeguato i tempi e le modalità di accertamento della malattia alle concrete e reali esigenze suggerite dall’esperienza pratica ovvero dalle carenze funzionali del sistema dei controlli, quale percepita anche alla luce dei comportamenti posti in essere dai lavoratori".

"Per il Tar quindi – ha commentato il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – decurtare una parte della paga al lavoratore che, non per sua colpa, si ammala, non violerebbe alcun articolo della Costituzione. Una tesi che non condividiamo, e contro la quale faremo appello in Consiglio di Stato, nella speranza che in tale sede si vedano riconosciuti i diritti dei dipendenti pubblici".

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