PARLA L’EUROPA

L’Unione europea sta tentando di stroncare la produzione organizzata di merci piratate o contraffatte di cui ora fanno parte, dopo i capi di abbigliamento, i cd e i dvd, anche le lampadine, le lamette,i giochi per bambini, i generi alimentari, le bevande e addirittura i farmaci, con gravi danni alla salute pubblica. E per la prima volta entra nel campo delle sanzioni penali per bloccare il mercato interno.

La prima direttiva europea proposta dalla Commissione Ue finalizzata ad armonizzare le leggi nazionale sulla proprietà intellettuale ha ottenuto l’appoggio della commissione Affari giuridici dell’Europarlamento, che lo scorso 20 marzo ha approvato con grande maggioranza dei deputati (23 a favore, 3 contrari e 3 astenuti) la relazione che impone sanzioni penali per la contraffazione e la pirateria, ma solo nel caso in cui le violazioni vengano commesse "su scala commerciale e intenzionalmente".

La relazione, a cura del diessino Nicola Zingaretti, introduce la possibilità della detenzione fino a quattro anni e sanzioni pecuniarie da 100.000 a 300.000 euro per crimini seri commessi da organizzazioni criminali o per reati che implichino rischi per la salute o la sicurezza e prevede anche ampi poteri di confisca dei prodotti contraffatti da parte dell’autorità giudiziaria e la creazione di squadre investigative comuni.

Il testo riguarda la protezione dei diritti relativi a diritto d’autore, diritti connessi al diritto d’autore, diritti sui generis dei database, diritti relativi a topografie e semiconduttori, diritti relativi ai marchi, diritti relativi al design e indicazioni geografiche, ma esclude la materia dei brevetti e le violazioni commesse da privati non per fini di lucro,

HC intervista il relatore italiano della proposta, Nicola Zingaretti, europarlamentare del Pse

D. Quali sono le caratteristiche principali della sua proposta?

R. Rispetto al testo originale della Commissione Europea, il rapporto di cui sono relatore limita il campo di applicazione della direttiva alle attività dolose, intenzionali e commesse su scala commerciale. Cosa voglia dire, poi, "scala commerciale" è espressamente indicato nell’emendamento che ho presentato alla Commissione giuridica e che quest’ultima ha accettato quasi all’unanimità: esclusione di tutti gli utenti finali che agiscano per fini personali e non lucrativi. E’ la prima definizione di "scala commerciale" offerta da un testo legislativo europeo, e credo che costituisca un importantissimo precedente nella tutela dei consumatori e delle loro prerogative, tanto da aver raccolto il plauso dell’associazione dei consumatori europei.

Altre novità riguardano l’esplicita esclusione della materia brevettuale e l’istituzione di squadre investigative transfrontaliere, che tuttavia agiscono sempre in conformità del diritto dello Stato membro presso il quale viene avviata l’indagine.

D. Da dove nasce l’esigenza di armonizzerà il diritto penale dei 27 Stati membri.

R. Oggi la violazione intenzionale e su scala commerciale di una merce protetta dal diritto di proprietà intellettuale (tessile, calzature, medicine, cibi e bevande, giocattoli, ecc.) comporta rilevanti sanzioni penali in alcuni degli Stati membri. In altri, le organizzazioni criminali possono contare su una sostanziale impunità. Ad esempio è severamente punita in Italia con pene fino ai quattro anni di detenzione; eppure, la medesima violazione, se commessa in Grecia, può facilmente risolversi in una sanzione amministrativa di appena 600 euro. E lo stesso vale per gli altri Stati membri: ognuno ha il suo ordinamento e le sue normative a tutela del "made in" e della sicurezza nei consumi. Una eterogeneità che conviene alle grandi organizzazioni del crimine, che hanno quindi la possibilità di scegliere – in base alle convenienze normative – dove istallare le proprie centrali operative, salvo poi inondare di merci contraffatte tutti e 27 gli Stati membri.

E’ impensabile che in un mercato comune, quello europeo, ogni singolo Stato possa credere di poter combattere i cartelli criminali ricorrendo a semplici ricette nazionali. Il crimine si è internazionalizzato e sceglie con accortezza, sulla base dei propri interessi, dove e come smerciare i prodotti contraffatti in Europa. Il diritto deve a sua volta internazionalizzarsi se non vuole soccombere.

D. Veniamo adesso agli effetti di questo giro d’affari illegale. Anzitutto, i danni economici alle imprese ma anche i danni e i pericoli per la salute e sicurezza del consumatore finale. Può fornirci qualche esempio?

R. Gli esempi sono innumerevoli. Solo per citarne alcuni: le magliette contraffatte che contengono coloranti di bassa qualità, tali da contaminare l’epidermide ed esporla agli agenti cancerogeni; i giocattoli contraffatti, che sono realizzati in palese violazione delle norme relative alla sicurezza dei materiali; i medicinali contraffatti, prodotti per sembrare autentici ma – nella migliore delle ipotesi – del tutto inefficaci. Ciò che spaventa, bisogna aggiungere, è che un numero sempre più importante di questi prodotti viene venduto al dettaglio da commercianti forniti di regolare licenza di vendita. Insomma, il consumatore non ha neanche coscienza del fatto che sta acquistando un prodotto non a norma e potenzialmente pericoloso.

D. Il recente Rapporto della Confesercenti stima in 7 miliardi di euro il volume d’affari in Italia, dove ormai il «falso» è un sistema industriale e commerciale ben strutturato, che può contare su propri centri di produzione, canali di vendita (extracomunitari e Internet) e su consumatori affezionati. Qual’è il volume d’affari in Europa?

R. Le cifre del "fenomeno contraffazione" in Europa fanno paura: un pezzo di ricambio per auto su dieci è un falso, ma spacciato come autentico; ventidue articoli di abbigliamento su cento sono falsi, recano etichette contraffatte e non rispettano gli standard qualitativi; per ogni dieci cd venduti, uno è pirata e non rispetta i vincoli fiscali e quelli retributivi a favore degli autori, esecutori e distributori. Per non parlare dei danni ai lavoratori e alle loro famiglie: il Libro Verde della Commissione "La lotta alla contraffazione e alla pirateria nel mercato interno" calcola che, ogni anno, almeno 100.000 cittadini europei perdono il posto di lavoro a causa della concorrenza sleale perpetrata dalle holding della contraffazione.

D. C’è un po’ d confusione sugli sanzioni in cui potrebbero incombere gli utenti del web che accedendo alle community di filesharing…

R. Il rapporto di cui sono relatore punisce le violazioni commesse su scala commerciale, cioè "ogni violazione di un diritto della proprietà intellettuale effettuata per ottenere vantaggi economici o commerciali con esclusione di norma degli atti effettuati dagli utenti privati per finalità non lucrative". Grazie a questa formulazione viene escluso da ogni sanzione penale l’uso di Internet da parte di singoli utenti. Come hanno ampiamente riportato alcuni quotidiani nazionali, dunque, nessuna criminalizzazione per la condivisione di file audio e video (file sharing) e dal loro scambio fra pari (peer to peer).del filesharing.

D. Ma il filesharing è e rimane un’attività illecita, vero?

R. Violare il diritto d’autore è un’attività illecita e rimane tale. Ho tuttavia ritenuto di non poterla considerare una attività criminale, poiché il danno provocato dal singolo utente di filesharing è spesso modesto. Ben altra cosa sono le organizzazioni che producono in serie cd e dvd pirata, o anche le imprese criminali impegnate nell’uploading di milioni e milioni di file protetti dal diritto d’autore, per le quali prevediamo sanzioni severe, compreso il carcere. Ma se parliamo di chi scarica occasionalmente, la direttiva 48 del 2004 prevede già sanzioni di natura civile e amministrativa e credo che siano sufficienti.

D. Quali sono i prossimi passaggi prima dell’adozione della direttiva?

R. Il Parlamento europeo voterà entro la fine di aprile. A quel punto passeremo la palla al Consiglio dei ministri dell’Ue, dove speriamo si possa giungere, in tempi rapidi, alla piena adozione.

D. Pensa che i Ministri opporranno resistenza particolari?

R. Sarebbe un segnale catastrofico per il futuro del mercato unico europeo.

A cura di Sabina Pignataro, corrispondente HC da Bruxelles

 

 

Comments are closed.