PARLA L’EUROPA. Curarsi all’estero: HC intervista Philip Tod, portavoce Commissario Salute

BRUXELLES. Andare dal dentista a Budapest, farsi operare al cuore in un ospedale parigino, sottoporsi ad un intervento di chirurgia in Svezia: è possibile, la Carta dei diritti fondamentali dell’UE non solo lo consente ma sottolinea il " diritto alle cure sanitarie" di qualsiasi cittadino dell’UE. Tuttavia diverse parti interessate hanno chiesto maggiore chiarezza relativamente al significato generale della normativa comunitaria sui servizi sanitari.

La Commissione ha quindi avviato la messa a punto di un quadro comunitario finalizzato alla disponibilità di servizi sanitari sicuri, di elevata qualità ed efficienti, attraverso un’intensificazione della cooperazione fra Stati membri. Primo passo, il lancio nel settembre 2006 di una consultazione relativa alle possibili azioni comunitarie da intraprendere nel settore dei servizi sanitari. Le parti interessate hanno avuto tempo fino al 31 gennaio per esprimere il proprio parere intorno a nove quesiti proposti dall’esecutivo comunitario.

Già il Parlamento nella relazione del 2005 sulla mobilità dei pazienti e l’evoluzione dell’assistenza sanitaria nell’UE, ha invitato la Commissione ad intervenire su un’ampia gamma di questioni connesse alla mobilità dei pazienti e a una maggiore cooperazione fra i sistemi sanitari. Nel corso del Consiglio "Salute" del 1° giugno 2006 i ministri hanno adottato una "dichiarazione sui valori e principi comuni dei sistemi sanitari dell’Unione europea" invitando ad adoperarsi, in particolare, per "offrire ai cittadini europei chiarezza sui loro diritti allorché si spostano da uno Stato membro all’altro, così come la trasposizione di questi valori e principi in un quadro normativo per assicurare la certezza del diritto".

Nel 1998 la Corte di giustizia ha definito nuovi principi mediante le sentenze pronunciate per due cause relative all’applicazione diretta degli articoli del trattato sulla libera circolazione ai rimborsi dei servizi sanitari erogati a pazienti all’estero ( nota come "mobilità dei pazienti" ). La Corte di giustizia ha inoltre stabilito che le misure che subordinano il rimborso delle spese sostenute in un altro Stato membro ad una preliminare autorizzazione vanno considerate come ostacoli alla libera prestazione dei servizi, sebbene questi ostacoli possano essere giustificati da motivi imperativi d’interesse generale.

Un’azione comunitaria nel settore dei servizi sanitari non significa l’armonizzazione dei sistemi sanitari o dei regimi di sicurezza sociale. Conformemente al principio di sussidiarietà, gli Stati membri rimangono unici responsabili delle prestazioni dei vari sistemi sanitari e dei regimi di sicurezza sociale, nonché della relativa organizzazione.

Intervista a Philip Tod, portavoce Commissario Salute

D. Quali sono le questioni pratiche poco chiare su cui occorre intervenire?

R. Alcune delle numerose questioni aperte riguardano l’entità del margine di manovra di cui dispongono gli Stati membri per regolare e pianificare i propri sistemi, senza creare ostacoli ingiustificati alla libera circolazione; la definizione delle modalità per garantire un adeguato meccanismo di compensazione finanziaria per le prestazioni sanitarie transfrontaliere fornite dai sistemi sanitari nei paesi "d’accoglienza". Resta inoltre da definire il legame fra i servizi sanitari e i servizi connessi, quali i servizi sociali e l’assistenza di lunga durata o l’assistenza post- ospedaliera. Occorre poi stabilire in che modo i pazienti o i professionisti del settore possono identificare, paragonare o scegliere fra le varie prestazioni in altri paesi. E ancora, qual è l’attuale impatto (a livello locale, regionale, nazionale) delle cure transfrontaliere per quanto riguarda l’accessibilità, la qualità e la sostenibilità finanziaria dei sistemi sanitari. Oppure quali settori ( omissioni o errori clinici, responsabilità finanziaria) dovrebbero rientrare nelle responsabilità delle autorità di quale paese.

D. Il diritto a ricevere un trattamento all’estero sarà illimitato? O sarà previsto solo per i cittadini che provengono da un Paese in cui la specializzazione non è prevista?

R. Nelle sentenze la Corte di giustizia ha stabilito chiaramente che quando i servizi sanitari vengono prestati dietro retribuzione, devono essere considerati servizi ai sensi del trattato e quindi si applicano le relative disposizioni sulla libera circolazione dei servizi. La Corte di Giustizia non si è espressa su possibili limiti. Questo è uno di quei punti su cui occorre fare maggior chiarezza. La giurisprudenza della Corte di giustizia ha definito che tutte le cure, ad eccezione di quelle ospedaliere, cui un cittadino ha diritto nel suo Stato membro possono essere prestate in qualsiasi altro Stato membro senza un’autorizzazione preliminare ed essere rimborsate fino al livello del rimborso previsto nell’ambito del sistema cui ha diritto il cittadino. E ha stabilito che le cure ospedaliere cui un cittadino ha diritto nel proprio Stato membro possono essere prestate in qualsiasi altro Stato membro, purché abbia ottenuto un’autorizzazione preliminare dal sistema sanitario da cui dipende. Questa autorizzazione può essere concessa qualora il sistema da cui dipende il cittadino non possa fornire le cure entro un termine accettabile, tenendo presenti le condizioni di salute dell’interessato. Le cure saranno rimborsate almeno fino all’importo previsto nell’ambito del sistema da cui dipende il cittadino.

D. I pazienti europei si possono aspettare una proposta di direttiva prima della fine del 2007?

R. E’ obiettivo del Commissario Kyprianou portare avanti le iniziative intraprese finora. La proposta di direttiva è una di queste possibilità, ma è difficile esprimersi con certezza ora. E’ necessario aspettare la fine dell’analisi delle risposte al Libro Verde. Vi sono comunque altre opzioni, non legislative, compresa una cooperazione concreta attraverso il gruppo ad alto livello sui servizi sanitari e l’assistenza sanitaria. Si potrebbe pervenire anche a una creazione di un network tra Stati Membri disposti a aprire le proprie strutture ai pazienti comunitari sulla base di un preciso accordo. Alcuni tipi di servizi sanitari richiedono una particolare concentrazione di risorse o esperienza, ad esempio per quanto riguarda le malattie rare. Il collegamento in rete di questi centri di riferimento a livello europeo permetterebbe di fornire cure sanitarie di qualità elevata e con un migliore rapporto costi-efficacia, rivelandosi quindi vantaggioso sia per i pazienti che per i sistemi sanitari e contribuendo a promuovere il livello più elevato possibile della qualità terapeutica.

D. Quali sono i prossimi passi?

R. Innanzitutto prima dell’estate saranno disponibili i dati circa le risposte fornite dalla parti interessate dalla pubblica consultazione. Fondamentale sarà però soprattutto l’incontro informale tra i Ministri della Salute e affari sociali del’UE che si terrà ad ad Aquisgrana, in Germania il 19 e 20 aprile.

 

 

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