PARLA L’EUROPA. Separazione rete Telecom, HC intervista Pittella (PSE)

Mercoledì la Commissione Europea ha dettato le regole per un intervento sulla rete di Telecom Italia che non sembra contraddire la tesi del ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, e del presidente dell’Autorità per le Comunicazioni, Corrado Calabro. Per il Commissario Ue per la societa’ dell’informazione ed i media, Viviane Reding, sarebbe percorribile l’intenzione di arrivare ad una separazione funzionale. Per approndire il tema HC ha intervistato Gianni Pittella, Presidente della Delegazione italiana nel Gruppo PSE (gruppo socialista) al Parlamento Europeo, membro della Commissione per i bilanci e della Commissione economica e monetaria.

D. Come giudica la risposta del Commissario Reding?

R. Il commissario europeo ha avuto un colloquio telefonico con Gentiloni nel quale è stata presa in considerazione la proposta del ministro di introdurre la separazione della rete Telecom. L’esecutivo Ue è d’accordo con la proposta e credo che questa sia una risposta molto positiva che testimonia la larga intesa che c’è tra il Governo italiano e la Commissione. Ritengo che la direzione di marcia sia quella giusta ma bisogna vedere poi quali saranno gli strumenti di attuazione. Intanto ritengo legittima la risposta della Reding perché non mi pare ci sia in ballo nulla che contrasti le leggi comunitarie sulla concorrenza.

D. Bruxelles non vede favorevolmente il ritorno delle società alla proprietà pubblica, sia essa parziale o totale. Lei avverte il rischio protezionismo?

R. Bruxelles ha ribadito ieri che la separazione funzionale non è una panacea e deve essere effettuata solo nel caso di un serio problema di concorrenza nel mercato nazionale ma non mi sembra ci siano le basi per parlare di protezionismo, credo piuttosto che la proposta avanzata da Gentiloni sia assolutamente corretta e rispetta le scelte del mercato e potrà permettere un accesso alla rete, senza alcuna discriminazione, a tutti gli operatori. Non si sta parlando si una "statalizzazione" della rete di telefonia fissa, ma di un rimedio per rispondere a seri problemi di concorrenza.

D. Quali conseguenze ci saranno per i consumatori?

R. Se si imboccherà la strada ipotizzata ci saranno ripercussioni positive non solo per la concorrenza, ma anche per i consumatori, perché si avrebbe una più chiara valutazione dei costi dei servizi. Inoltre un più libero e accesso degli altri operatori spingerebbe verso il miglioramento dei servizi offerti e permettere ai consumatori di avvantaggiarsi dell’aumentata competizione. L’interesse dei consumatori consiste nell’avere servizi efficienti ai prezzi più bassi. Questo può essere garantito soltanto da un mercato realmente aperto e competitivo. Insomma la separazione della rete potrebbe migliorare il mercato delle telecomunicazioni, una risorsa chiave del Paese, riaffermare il diritto alla libera concorrenza e tutelare i consumatori.

D. Preferirebbe la regia di Bruxelles o quella dell’Agcom?

R. Bruxelles ha suggerito che il regolatore agisca in modo indipendente ma in linea con le regole Ue sulla concorrenza e in stretta cooperazione con la Commissione. Il ministro delle Comunicazioni ed il presidente dell’Autorità per le Comunicazioni, Corrado Calabrò, stanno definendo gli ultimi dettagli della loro ricetta. Non credo sia quindi necessario attendere una riforma comunitaria della materia e non vedo la necessità di un intervento diretto ad opera della Commissione. La Reding è dell’avviso, come peraltro Gentiloni, che sia necessario rafforzare i poteri del regolatore nazionale perché sia possibile imporre la separazione funzionale. Dare più poteri all’Autorità di Calabrò, lasciando poi che sia il garante ad intervenire direttamente su Telecom, potrebbe essere quindi la strada da percorrere, ma solo se in stretta sintonia anche con Bruxelles.

D. Lei segue il caso Telecom anche su un altro fronte…

R. Ho presentato un’interrogazione alla Commissione europea per sottoporre il caso del trasferimento al governo boliviano delle azioni di Telecom Italia in Intel Bolivia. Nell’interrogazione ho ricordato che il governo di La Paz ha emesso di recente un decreto per definire e negoziare termini e condizioni per il trasferimento allo Stato delle azioni di Telecom Italia in Entel Bolivia nell’ambito di una manovra finalizzata alla rinazionalizzazione della rete di telecomunicazione. Credo che la decisione del governo della Bolivia comporti gravi rischi sia in termini di investimenti da parte di una società di un Paese membro sia per le eventuali decisioni di investimento dall’Unione europea verso la Bolivia.

 

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