PARMALAT. Concordato, Movimento Consumatori: “Costituire associazione piccoli azionisti”

Il Movimento Consumatori di Torino nel corso di un incontro pubblico, ha spiegato agli obbligazionisti Parmalat le ragioni per cui non porterebbe ad alcun risultato esprimere un voto negativo sulla proposta di concordato del commissario Enrico Bondi. Nella consapevolezza che con lo scambio delle vecchie obbligazioni con azioni della Nuova Parmalat, dal futuro incerto, i risparmiatori "truffati" non potranno recuperare percentuali soddisfacenti (10 – 15% del capitale investito a seconda del tipo di obbligazione), il Movimento Consumatori concorda con l’esperto in materia, Beppe Scienza, docente dell’Università di Matematica di Torino che la bocciatura del concordato porterebbe alla liquidazione della Parmalat, con maggiori rischi per i consumatori, dovuti alla lunghezza della procedura, alla minore trasparenza e al fatto che sarebbe così esclusa l’ipotesi di un’offerta pubblica di acquisto della società da parte di altre aziende.

"Sarebbe piuttosto auspicabile", ha dichiarato l’Avv. Paolo Fiorio, coordinatore nazionale dell’Osservatorio del credito e del Risparmio del Movimento Consumatori, "costituire un’associazione di piccoli azionisti e partecipare al governo della nuova società: i piccoli azionisti costituiranno infatti ben il 58% dell’azionariato, di fronte al 30% delle banche."

Nella consapevolezza che un rifiuto di massa da parte degli obbligazionisti sia in ogni caso ipotesi difficilmente realizzabile, in quanto la legge prevede che il concordato salti solo se la maggioranza dei creditori vota contro (e le banche e i fornitori, che rappresentano complessivamente circa il 35%, non si opporranno), a seguito della conversione i risparmiatori potranno valutare se seguire la via dei processi civili contro gli stessi istituti di credito che hanno venduto loro le obbligazioni.

Ciò anche perché i processi penali non hanno a tutt’oggi portato a rilevanti risultati per gli obbligazionisti che si sono costituiti parte civile: undici imputati (tra cui Tonna e Zini) del processo Parmalat hanno infatti ottenuto il consenso a patteggiare, ma non hanno risarcito, neanche in minima misura, i danni subiti dai risparmiatori. "Una disparità di trattamento rispetto ad altre situazioni. – ha commentato Alessandro Mostaccio, Presidente del Movimento Consumatori di Torino – Pensiamo anche soltanto al mancato pagamento degli alimenti al coniuge, dove il consenso al patteggiamento è giustamente subordinato al pagamento di quanto dovuto. Perché queste persone non hanno pagato?"

 

 

 

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