PARMALAT. Milano, al processo si parla anche di truffa allo Stato

Cittadini e Stato italiano coinvolti dal crac Parmalat. Da oggi le contestazioni nella vicenda Parmalat comprendono anche l’accusa di truffa allo Stato.

E’ questa la nuova contestazione mossa dai pubblici ministeri Eugenio Fusco e Francesco Greco nei confronti di tre ex funzionari di Bank of America – Luca Sala, Antonio Luzi e Luis Moncada, da oggi ufficialmente imputati nel processo in corso a Milano per il crac di Parmalat – nell’udienza che si è aperta nel pomeriggio di lunedì 1 ottobre.

Secondo l’accusa, i tre ex funzionari – in concorso con Eros Francini, legale rappresentante della sede milanese di Bank of America e Nino Giuralarocca (giudicati in altra sede, ndr) – avrebbero omesso versamenti di imposta sui depositi e sugli interessi dei mutui al fine di procurare alla sede milanese della banca americana un ingiusto profitto.

Secondo i magistrati milanesi, per non pagare le tasse gli imputati del reato fiscale ai danni dello Stato avrebbero finto operazioni estero-vestite attraverso la banca svizzera Bkg.

La nuova contestazione si basa in pratica sulla presunta interposizione da parte di Bank of America della banca svizzera Bkg, utilizzata per effettuare operazioni estero-vestite, cioè per frodare il fisco italiano facendo apparire pagati all’estero premi assicurativi che in realtà riguardavano il territorio italiano.

Gli ex manager di Bank of America avrebbero così prodotto un ingiusto profitto per Bank of America Milan Branch pari a cinque milioni di euro. La contestazione sembrava dover riguardare in un primo tempo anche Calisto Tanzi, che invece non è risultato coinvolto.

Le operazioni contestate vanno dal 1999 al 2003. Al termine della contestazione supplettiva il processo è stato aggiornato al 12 novembre prossimo.

 

 

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