PARMALAT. Milano: il pg chiede in appello una pena più severa per l’ex patron Calisto Tanzi

Il sostituto procuratore generale (pg) di Milano Maria Elena Visconti ha chiesto la condanna a 11 anni e un mese di reclusione per Calisto Tanzi l’ex patron di Parmalat, già condannato in primo grado a 10 anni, nel processo d’appello per aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza nell’inchiesta relativa al crack del gruppo di Collecchio. Ricordiamo che alla fine del 2003, Parmalat era crollata sotto il peso di un buco da oltre 14 miliardi di euro, trascinando nel baratro oltre 100.000 piccoli risparmiatori in Italia e all’estero che avevano sottoscritto obbligazioni del gruppo di Collecchio.

Il sostituto pg Visconti e il pm Eugenio Fusco, nella loro requisitoria davanti ai giudici della seconda sezione penale della Corte d’appello, hanno più volte criticato le decisioni prese dai giudici di primo grado, che avevano giudicato colpevole il solo Tanzi, assolvendo tutti gli altri imputati, ad eccezione della società di revisione Italaudit. In particolare, gli ex funzionari di Bank of America – Luca Sala, Antonio Luzi e Luis Moncada – sono riusciti, secondo il pm Fusco, "a far cadere il Tribunale in un enorme equivoco, facendo credere che le loro operazioni non fossero parte del dissesto. Luca Sala, in realtà – ha proseguito Fusco – era il trait d’union tra il colosso bancario americano e Parmalat e per le operazioni realizzate col gruppo di Tanzi guadagnò in nero una cifra superiore a 50 milioni di euro". Per Sala il pg ha chiesto cinque anni, mentre per Luzi e Moncada, rispettivamente, tre anni e tre anni e sei mesi di reclusione.

Nella richiesta della pena, il pg ha comunque tenuto a sottolineare che Tanzi era il "maggiore beneficiario" degli aggiotaggi compiuti. Per gli altri tre imputati nel processo – l’ex manager del gruppo Giovanni Bonici, Paolo Sciumé e Luciano Silingardi, i due membri indipendenti del cda di Parmalat – sono state invece richieste condanne rispettivamente a tre anni e sei mesi, tre anni, quattro anni.

”Tanzi ha continuato ad occultare beni di ingente valore, senza dare mai ristoro ai danneggiati dal crac", ha detto nelle sue conclusioni il sostituto pg, con un evidente riferimento anche ai quadri sequestrati recentemente all’ex patron di Collecchio. Il sostituto pg ha parlato inoltre di "pervicacia" da parte di Tanzi, "che al di là delle sue proteste verbali di innocenza, con le quali ha sostenuto di non aver mai voluto danneggiare chicchessia, ha continuato invece ad occultare beni di ingente valore ai danni dei risparmiatori".

Nel chiedere l’aumento di pena, il sostituto pg ha spiegato che l’ex patron del gruppo deve essere dichiarato colpevole di alcuni episodi di aggiotaggio, in particolare relativi al comparto brasiliano del gruppo, per il quali Tanzi invece era stato prosciolto in primo grado, senza la concessione di alcuna attenuante generica.

Infine, si segnala un nuovo rimborso in tempi record a un risparmiatore che aveva investito in obbigazioni Parmalat. Il Tribunale civile di Ferrara, nella persona del giudice Anna Ghedini, ha condannato una banca a restituire a un associato di Confconsumatori gli 87.425,82 investiti dall’uomo in obbligazioni Parmalat. Per l’investimento avvenuto il 1° ottobre 1998 quando quei titoli non erano ancora considerati pericolosi, l’importo dovrà essere restituito maggiorato con gli interessi.

Il giudice infatti ha ritenuto nullo l’acquisto sia perché il contratto d’investimento era stato sottoscritto nel 1992, cioè prima dell’entrata in vigore del Tuf (Testo unico della finanza) e non era poi stato rinnovato, sia per il fatto che l’ordine era stato fatto telefonicamente, senza che tale possibilità fosse contemplata nel contratto. Ma soprattutto, la vera novità è rappresentata dal fatto che la condanna è contenuta non in una sentenza, ma in un’ordinanza ottenuta alla fine del nuovo procedimento sommario di cognizione, introdotto con la riforma del Codice di procedura civile contenuta nella legge 18 giugno 2009 n.69.

Il provvedimento è considerato importantissimo poiché, per la prima volta, si ottiene un’ordinanza di condanna a distanza di pochi mesi dalla proposizione del ricorso, (fine ottobre scorso) e con un semplice accertamento incidentale della nullità dell’ordine per difetto di forma. Infine, il provvedimento è importante anche perché – oltre ad uniformarsi all’orientamento giurisprudenziale secondo il quale i contratti d’investimento anteriori al Tuf e al relativo regolamento Consob andavano rinnovati – ha chiarito che il requisito della forma scritta riguarda anche i singoli ordini d’acquisto.

di Flora Cappelluti

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