PARMALAT. Per il pm fu aggiotaggio mondiale. Riconfermate le richieste di pena per gli imputati

Come da copione, si è conclusa con la riconferma delle richieste di condanna – tra cui i 13 anni di carcere per l’ex patron di Parmalat Calisto Tanzi – la replica del procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco al processo sul crac Parmalat in corso oggi a Milano. Sin dalle prime fasi dell’udienza, il procuratore Greco ha voluto puntualizzare ulteriormente cosa caratterizza il reato di aggiotaggio, ha precisato le forme e gli strumenti utilizzati dai vertici di Parmalat per metterlo in atto e ha evidenziato che, nel caso del crac dell’azienda di Collecchio, consisteva in particolare nel "realizzare la diffusione al mercato di una simmetria patologica di notizie".

Il pm Greco ha inoltre aggiunto che "tutti gli imputati di questo processo hanno gestito, articolato, inviato le informazioni del gruppo Parmalat". Inoltre Greco ha anche affrontato il capitolo che riguarda Bank of America e i suoi tre ex funzionari – Antonio Luzzi, Luis Moncada e Luca Sala – sottolineando come appare fin troppo evidente, la consapevolezza anche di questi ultimi sulla situazione dei conti aziendali del gruppo di Collecchio.

"Parmalat fu un aggiotaggio mondiale" ha dichiarato Greco, nel riconfermare la richiesta di 13 anni di carcere per Tanzi e soci.

Poi l’affondo: "I comunicati della Parmalat venivano diffusi infatti sia in Europa sia negli Stati Uniti, le due diligence (l’analisi del valore e delle condizioni di un’azienda, compresi i potenziali rischi di un eventuale investimento, ndr) erano organizzate infatti da Bank of America, che curava anche i road show – ricorda il pm – .Peccato che i comunicati rappresentassero il falso ed erano stilati ad hoc per essere idonei a influenzare il valore del titolo Parmalat, grazie a un sapiente mix di omissioni e notizie fraudolente, che avevano indotto gli investitori istituzionali ad acquistare azioni, salvo ritrovarsi poi con gravi perdite", ha sottolineato Greco ricordando come ci fu costantemente attività fraudolenta a danno degli investitori anche quando iniziarono a circolare le prime verità sul reale stato del gruppo.

I giudici della prima sezione del tribunale di Milano intanto entreranno in camera di consiglio il prossimo 17 dicembre, come ha precisato in aula il presidente del collegio Luisa Ponti, aggiungendo che le prossime udienze sono previste quindi per il 12 e il 17 dicembre prossimo. Per quelle due date dovrebbero tenersi infatti le repliche dei legali degli imputati e anche l’udienza relativa alle persone stralciate e che hanno chiesto il patteggiamento. "Il 17 si chiude – ha dichiarato a fine udienza il giudice Ponti – e il Tribunale entrerà in camera di consiglio".

di Flora Cappelluti

 

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